Blog: http://lucaenoch.ilcannocchiale.it

Italiani brava gente?


Il tema della presunta bontà del popolo italiano non è nuovo. Nuovi sono però l’impeto e la freschezza di scrittura con cui Angelo Del Boca Italiani brava gente? . Ne ha di credenziali, dall’alto dei suoi 80 anni e della sua fama di studioso del colonialismo. Nessuno prima di lui aveva messo in fila una serie di “casi” tanto impressionanti nel loro insieme da indurre a guardare con occhi davvero diversi la storia italiana degli ultimi 150 anni: la sanguinosa lotta sabauda al “brigantaggio”; le disumane condizioni nel carcere di Nocra (isola eritrea) in funzione dal 1887 al 1941; la lotta (anche italiana) contro i “boxers in Cina; le stragi e le deportazioni nella campagna di Libia del 1911; i crimini commessi contro la truppa dal generale Luigi Cadorna durante la Prima Guerra Mondiale; il regime schiavistico introdotto in Somalia; le efferatezze di Badoglio ma soprattutto di Graziani nella “pacificazione” della Libia; i bombardamenti all’iprite in Etiopia, autorizzati dal Duce; la crudele repressione di Graziani ad Addis Abeba, dopo l’attentato del ’36; lo sterminio di 2000 monaci di Debrà Libanòs, accusati ingiustamente di aver ospitato gli autori del quell’attentato; il tentativo di “bonifica etnica” praticato dal nostro esercito in Slovenia tra il ’42 e il ’43 e via di luminosi esempi. Quella di Del Boca è un’aspra “controstoria” (scritta con documenti e cifre alla mano) di cui si trovano solo labili tracce nei manuali scolastici; dall’Unità d’Italia alla Seconda guerra mondiale, il nostro paese si è comportato esattamente come le altre potenze, con la stessa aggressività, la stessa volontà di rapina, lo stesso complesso di superiorità nei confronti delle popolazioni sottomesse. Un bilancio agghiacciante che basterebbe da solo a cancellare il mito del “bravo italiano”. Mito che ha resistito ben dopo il ‘45 per “autoconsolazione”; oltre che per la necessità di far riacquistare all’Italia sconfitta un nuovo status sul piano internazionale; per l’accanita difesa corporativa messa in atto dai militari dell’epoca (in vigore anche oggi, come denuncia il divieto di distribuzione del film “Il leone del deserto” ); e anche per il sopraggiungere della guerra fredda che rese impensabile la consegna al comunista Tito di criminali di guerra come i generali Roatta o Robotti . Ma Del Boca non è pessimista. A parte il comportamento professionale delle truppe italiane impegnate nelle missioni di peacekeeping degli ultimi vent’anni, c’è anche un esercito che non indossa divise; si tratta di quattro milioni di volontari che ogni giorno s’impegnano in Italia e all’estero nella battaglia contro sofferenze e disagi. Questa sì che è “brava gente”, conclude l’autore, dedicando il libro proprio a loro (Sandro Gerri, il Sole 24ore ).
affronta la materia nel suo recente libro

Pubblicato il 26/1/2006 alle 11.22 nella rubrica Memoria.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web