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Torturare cambia


Prima del'11 settembre, per la grande maggioranza degli statunitensi, l'idea che l'uso della tortura fosse normale era incompatibile con i valori che il loro paese incarnava. Oggi non è più così. La realtà è che militari statunitensi e agenti della CIA hanno fatto un uso sistematico della tortura almeno da quando le forze Usa sono entrate in Afganistan. È ormai certo, per esempio, che almeno cento prigionieri sospettati di appartenere ad al Qaeda, ai taliban o al partito Baath sono morti sotto interrogatorio in carceri ufficiali o segreti. E che la tortura è diventata una politica avallata dal governo statunitense sia sul terreno sia a Camp Delta, il campo di prigionia americano nella baia di Guantanamo, a Cuba. Gli argomenti usati per smentire le accuse equivalgono a implicite ammissioni. Infatti la tesi di Washington non è che i prigionieri non siano stati e non siano tuttora maltrattati, ma che questi abusi non si possano definire torture. La definizione di questi maltrattamenti è, in realtà, molto ampia: comprende la deprivazione sensoriale, il legare i prigionieri e appenderli in posizioni estreme, e infine il cosiddetto waterboarding. Nel waterboarding, la testa del prigioniero viene ripetutamente immersa nel'acqua e tenuta così fino a un istante prima dell'annegamento. Secondo la definizione della Convenzione internazionale sulla tortura, si può chiamare tale solo un trattamento che ha per esito la morte o lesioni permanenti e invalidanti. Quindi il waterboarding, o pratiche anche peggiori, sono solo "trattamenti crudeli, disumani e degradanti", secondo la definizione dell'articolo 3 comune alle convenzioni di Ginevra. Ma gli Stati Uniti hanno firmato l'articolo 3 con riserva. Qual è il senso della riserva? Che su questo punto non si ritenevano vincolati dal diritto internazionale, ma dalle loro leggi nazionali. In ogni caso i sospetti terroristi non hanno diritto né alle tutele previste dalle convenzioni di Ginevra (in quanto non sono combattenti "legittimi"), né a quelle della costituzione americana, perché quegli emendamenti non riguardano “stranieri catturati e detenuti all'estero in tempo di guerra”. Insomma, i sospetti non hanno diritti, salvo quello di non essere torturati secondo i parametri fissati dall'amministrazione Bush per definire la tortura. Questo disprezzo per le "dignitose opinioni del genere umano" – parole di Thomas Jefferson – ha contraddistinto l'amministrazione Bush fin dal suo insediamento. "Mi spiace davvero che gli europei si oppongano", mi ha detto di recente una persona vicina all'amministrazione, "ma noi abbiamo ragione, e abbiamo il potere". La ridefinizione della tortura, decisa per poter continuare a praticarla, ha condotto questa concezione unilaterale del mondo (e del ruolo dell'America) a livelli ancora più estremi. Siamo di fronte a una trasformazione profonda. Ma forse non così sorprendente, in un’America il cui presidente continua a dirsi convinto che la teoria del "disegno intelligente" – cioè il creazionismo mascherato – dovrebbe essere presa in maggior considerazione.
L'articolo completo del giornalista americano David Rieff lo trovate su Internazionale.
Il disegno è del pittore colombiano Fernando Botero.

Pubblicato il 10/1/2006 alle 10.36 nella rubrica Guerra.

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