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Meet the world


Icaro Dòria
, giovane redattore del periodico portoghese “Grande Reportagem” e João Roque della FCB Publicidade, un’agenzia di Lisbona, con la campagna Meet the world, hanno ideato un modo immediato e originale per visualizzare le statistiche. In ogni bandiera che vedete sopra, la superficie occupata da ciascun colore indica la percentuale relativa a uno specifico dato sulla base delle stime tratte dai siti web della Nazioni Unite e di Amnesty International. Certo, le bandiere non sono precise fino all’ultimo centimetro quadrato (per eccesso o per difetto), ma hanno l’inestimabile pregio di mettere in  luce gli squilibri del mondo in un colpo d’occhio. La campagna ha già fatto il giro del web, accompagnata da una storiella: l’ideatore sarebbe stato  tale Charung Gollar, che avrebbe presentato le bandiere come simboli dei principali problemi del mondo in occasione di un meeting dell’ONU. E per questo sarebbe stato candidato al Nobel per il marketing politico. Come in tutte le leggende metropolitane che si rispettano, non esiste nessun Charung Gollar, né tantomeno un Nobel del genere. Resta, invece, il valore di un messaggio semplice e impressionante (Marco Cattaneo, Le Scienze).
Così la bandiera dell’Angola mostra col colore rosso la percentuale di persone infettate dall’HIV, col nero quelle infettate dalla malaria e col giallo le persone che hanno accesso alle cure mediche. La bandiera del Burkina Faso indica col rosso la percentuale di bambini che muoiono prima di un anno di età; col verde i bambini che muoiono prima dei tre anni e col giallo i bambini che raggiungono la maturità. La bandiera della Somalia indica col blu la percentuale di donne che subiscono mutilazione genitale e con ilbianco le donne che non la subiscono. Infine la bandiera degli Usa indica col rosso la percentuale di persone a favore della guerra in Iraq, col bianco quelle contrarie e con il blu le persone che non sanno dove l’Iraq si trovi.

Pubblicato il 24/11/2005 alle 14.16 nella rubrica Immagini.

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