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Il santo Goldstein

Il 25 febbraio 1994 era Ramadan per i paesi musulmani e la festa dei Purim per gli ebrei. Un militare integralista ebreo, Baruch Goldstein, volle consacrare quel giorno a cancellare la profanazione del Nome Santo di Dio. Ricordando le parole con cui il libro biblico di Ester istituisce la festa dei Purim ("I Giudei colpirono tutti i loro nemici, mettendoli a fil di spada, uccidendoli e sterminandoli", Est 9,5), Goldstein, ufficiale dell’esercito, entrò nella sacra Tomba dei Patriarchi nella città santa di Hebron, dove circa cinquecento musulmani erano prostrati per la preghiera canonica. Aprì il fuoco con il suo mitragliatore. I morti furono circa trenta. Immediatamente ucciso dai musulmani presenti, Goldstein è ormai un martire per molti ebrei: sulla lapide funeraria, accanto al suo nome, vi è la scritta "santo". La sua tomba è diventata un vero e proprio mausoleo. Nella sua città (Kiryat Arba) la foto di Goldstein con la stella di Davide sul petto, come la croce sul petto dei crociati, è esposta in molti locali pubblici. Autorevoli rabbini, come Ginzburg e Ariel, scriveranno fervidi elogi del martire di Hebron, morto per la difesa e l’integrità della terra Santa di Israele (da "La mistica della guerra", Dag Tessore).

Proprio dai rabbini più integralisti arriva il maggiore pericolo per lo Stato di Israele. Il rabbino Ido Elba, capo spirituale del movimento dei Vendicatori, ha pubblicato recentemente un libro dal titolo Giurisprudenza dell’uccisione di un gentile , in cui con espressioni simili a quelle usate da papa Urbano II per le crociate in Terra Santa, spiega che l’uccisione di un infedele non è un omicidio, bensì una gloria. Oggi degli molti ebrei integralisti, per lo più rabbini, invocano non solo la ricostruzione, dopo quasi duemila anni, del Tempio di Gerusalemme, ma anche la riedificazione del Sinedrio, per un ritorno all’applicazione integrale della Legge biblica e talmudica, compresa la legislazione penale che, come nell’islam, prevede la fustigazione, la lapidazione, ecc…

Foto di Judah Passow, 2° premio Foto single, World Press Photo 1998)

Pubblicato il 25/2/2005 alle 9.49 nella rubrica Memoria.

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