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Private


Da anni non si vedeva un film di un esordiente italiano tanto bello e coraggioso come questo Private di Saverio Costanzo, finalmente in uscita nelle sale dal 14 gennaio, dopo aver trionfato l’estate scorsa al festival di Locarno. Un’opera sorprendente per maturità e forza espressiva in un regista nemmeno trentenne con alle spalle una carriera di documentarista. Anche Private doveva essere un documentario sulla vita assurda di palestinesi e israeliani nella striscia di Gaza. È diventato finzione per l’impossibilità di girare nella zona di guerra. Così l’autore ha deciso di ripiegare su un film ed è stata una fortuna per noi spettatori. La storia è paradossale come sa essere soltanto la realtà. È la vicenda, ispirata a un caso vero, di una famiglia palestinese che ha la sventura di abitare in una casa sul preciso confine fra un insediamento arabo e una colonia ebraica. L’esercito israeliano decide di occupare la casa e farne una base di operazioni. Il capofamiglia, Mohammad, un professore di inglese, viene confinato al piano terreno con la moglie e i figli. Il primo piano diventa una caserma. La guerra che entra in casa trasforma una stanza in un bunker, la cucina in un presidio, una scala in un confine inviolabile, un armadio in un punto di spionaggio. Ma stravolge anche le coscienze della famiglia che la abita. Mohammad Bakri, che interpreta il capofamiglia, è un autentico genio della recitazione ma è nato in una colonia ed è una star solo in Palestina. La forza di Private non risiede però soltanto nel protagonista. Intorno alla resistenza umana del padre alla guerra, si muove un microcosmo dove i ruoli, in apparenza scontati, vengono rovesciati di continuo. È notevole la capacità di cambiare la prospettiva, minare le solide convenzioni che circondano la questione palestinese e in generale il cosiddetto scontro di civiltà. Il monolitico mondo arabo, come siamo abituati a vederlo ormai in Occidente, qui non esiste. Basta entrare nel cuore di una sola famiglia per capire che il mondo arabo è composto di tanti mondi e modi diversi di concepire il rapporto con l’altro, la guerra, l’Occidente. Fra gli stessi soldati israeliani, brutali per necessità, s’allunga col tempo l’ombra del dubbio, una malinconica vergogna. La speranza è che Private non sia destinato al culto di pochi. È uno dei pochi film italiani da non perdere. Molto più che un gioiellino confezionato per la cerchia dei cinefili. Un grande racconto, denso di emozione, dal ritmo inesorabile come un thriller.

Così scrive Curzio Maltese, sul Venerdì di Repubblica, e io sottoscrivo in pieno la sua entusiastica recensione. Vidi Private durante la panoramica dei film di Venezia e Locarno, qualche mese fa, senza neppure sapere che Saverio Costanzo fosse il figlio del Costanzo nazionale. Non so come sarà la versione doppiata, ma quella originale - con i palestinesi che parlano in arabo, i soldati in ebraico ed entrambi in inglese, come lingua franca - era davvero efficace. Il finale, aperto e drammatico, sta lì ha dimostrare come, a dispetto della buona volontà di entrambe le parti, sia l’Occupazione stessa col suo cieco meccanismo repressivo a essere la principale generatrice di violenza.

Pubblicato il 10/1/2005 alle 19.43 nella rubrica Immagini.

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