Simone Weil sosteneva che il vero eroe, vero argomento, centro dell’"Iliade" è la forza.L’anima umana appare continuamente modificata dai suoi rapporti con la forza. La forza è ciò che rende chiunque vi sia sottomesso una cosa. Quando sia esercitata fino in fondo essa fa dell’uomo una cosa, nel senso più letterale della parola, poiché lo trasforma in un cadavere."… i cavalli / scotevano i vuoti carri sulle vie della guerra /in lutto dei loro aurighi senza macchia. / Essi per terra giacevano / agli avvoltoi più cari assai che alle spose" Dal potere di tramutare un uomo in cosa, facendolo morire, procede un altro potere, e molto più prodigioso: quello di mutare in cosa un uomo che resta vivo. È vivo, ha un’anima: e nondimeno è una cosa. L’anima non è fatta per abitare una cosa; quando vi sia costretta, non vi è più nulla in essa che non patisca violenza."Esse di certo se ne andranno in fondo alle concave navi / io fra di loro; tu, mio bambino, o con me / mi seguirai, a fare avvilenti cose / penando sotto gli occhi di un padrone senza dolcezza".La forza usata dagli altri è imperiosa sull’anima come la fame estrema…La forza stritola, inebria chiunque la possieda o creda di possederla, infatti nessuno la possiede veramente.Persino nell’Iliade non si trova un solo uomo che ad un certo momento non sia costretto a piegarsi sotto la forza. Ad esempio Tersite, ma lo stesso Achille deve sottomettersi ad Agamennone.Gli eroi tremano come gli altri: Ettore, Aiace, persino Achille, anche se non ha paura di un uomo, ma di un fiume.Infatti a forza d’essere cieco, il destino stabilisce una sorta di giustizia, cieca anch’essa, che punisce con la legge del taglione:"Ares è equanime e uccide quelli che uccidono".