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L'eroe imperiale

Arriva sugli schermi italiani Hero, dopo aver battuto record d’incassi in tutto il mondo; trionfo delle arti marziali, gioia visiva per i paesaggi grandiosi, film d’azione allo stesso tempo onirico e surreale, con il più ricco budget nella storia del cinema asiatico. È anche un caso politico: perché sia in Cina che in America ha sedotto il pubblico con un’ideologia autoritaria e neoimperiale. Il film si ispira alla Storia vera, quella che ogni scolaro cinese impara alle elementari. È la vicenda di Ying Zheng, nato 2.263 anni fa, re dello Stato di Qin in un’epoca in cui il paese era diviso fra sette signori della guerra. Nell’anno 221 prima di Cristo Ying Zheng sconfigge le sei dinastie rivali, unifica per la prima volta l’immenso territorio che da allora prende il nome da Qin (si pronuncia "cin"), fonda la nazione cinese dandole una lingua, una moneta, un sistema legale e dà inizio alla costruzione della Grande Muraglia. Per raggiungere il suo scopo Ying non arretra davanti a massacri e distruzioni. È celebre per aver fatto uccidere 460 intellettuali sotterrandoli vivi dopo un gigantesco autodafé, episodio che nei manuali scolastici è intitolato "il rogo dei libri e la sepoltura dei maestri confuciani". Il film si situa mentre ancora il re di Qin combatte contro le dinastie rivali ed è nel mirino di tre pericolosi assassini, Spada Spezzata, Cielo e Neve Volante. Il misterioso guerriero Senza Nome riesce a far fuori i tre killer e viene convocato dal sovrano per essere premiato. Ma l’eroe viene smascherato. Anche lui complottava per uccidere il re. Anziché realizzare la sua missione si arrende: si inchina alla ragion di Stato. È il sovrano ad avere l’ultima parola: "se vengo eliminato, sarà il trionfo dei signori della guerra, quindi i combattimenti non finiranno mai e a soffrire sarà il popolo; io uso la violenza per sconfiggere la violenza, per creare ordine". In fondo il vero eroe è lui, che si rassegna a spargere il sangue altrui per un fine nobile. È la legittimazione dell’ordine imperiale, della stabilità ottenuta attraverso il dispiegamento degli eserciti. Le vittime umane sono un prezzo da pagare per fermare il caos.

Il messaggio non è difficile da decifrare ma se per caso qualcuno non lo avesse capito, l’attore Tony Leung (Spada Spezzata) nella conferenza stampa di Hero a Pechino si espresse così: "Condivido i valori di pace e umanità di questo film. Per esempio, durante gli incidenti del 4 giugno (questa è la definizione ufficiale della protesta di piazza Tienanmen) io non partecipai alle manifestazioni perché ciò che fece il governo cinese era giusto: mantenere la stabilità, nell’interesse generale e per il bene di tutti". Con Hero il regista Zhang Yimou conclude la sua parabola politica, da cineasta critico e censurato a star del regime: il governo lo ha già adottato da tempo affidandogli la regia dei documentari per promuovere la vittoriosa candidatura di Pechino e Shanghai per le prossime Olimpiadi e l’Expo Universale. Intanto il messaggio neoimperiale di Hero è piaciuto in America quanto in Cina (F.Rampini, La Repubblica).

Pubblicato il 16/10/2004 alle 20.37 nella rubrica Immagini.

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