Blog: http://lucaenoch.ilcannocchiale.it

Il non-caso Wallström


Qualche settimana fa Margot Wallström, il ministro degli esteri svedese, ha denunciato la sottomissione delle donne in Arabia Saudita. Ha denunciato come quel regno teocratico impedisca alle donne di viaggiare, condurre affari ufficiali o sposarsi senza il permesso di guardiani maschi, e come le bambine possono essere costrette a matrimoni in cui sono violentate da uomini anziani. Margot Wallström non stava dicendo altro che la verità. Il ministro ha continuato condannando i giudici sauditi per la pena di dieci anni di prigione e 1000 frustate inflitta a Raif Badawi per la creazione di un sito web dove si sostiene la laicità e la libertà di parola. Questi sono "metodi medievali”, ha detto, “il tentativo crudele di mettere a tacere le moderne forme di espressione”. E ancora una volta, chi può negarlo?

Così come era accaduto per Rushdie, le vignette danesi e Charlie Hebdo, l'Arabia Saudita ha ritirato il suo ambasciatore e ha interrotto il rilascio dei visti agli imprenditori svedesi. Gli Emirati Arabi Uniti hanno fatto lo stesso. L'Organizzazione Islamica per la Cooperazione, che rappresenta 56 Stati a maggioranza musulmana, ha accusato la Svezia di non rispettare "i ricchi e variegati standard etici del mondo”, standard così ricchi e vari, a quanto pare, da comprendere la fustigazione di blogger e l'incoraggiamento della pedofilia. Nel frattempo, il Consiglio di cooperazione del Golfo ha condannato questa inaccettabile ingerenza negli affari interni del Regno dell'Arabia Saudita”.
Eppure non c'è un “caso Wallström”. Fuori dalla Svezia, i media occidentali hanno a malapena coperto la storia, e gli alleati della Svezia dell'UE non hanno dimostrato alcuna volontà di sostenerla. Una piccola nazione scandinava affronta sanzioni e accuse di islamofobia e tutti tacciono. Come spesso accade, il vero scandalo è che non ci sia uno scandalo.
Margot Wallström è il ministro degli Esteri in una debole coalizione di socialdemocratici e Verdi. Ha riconosciuto la Palestina nell'ottobre dello scorso anno ma la Lega Araba non ha certo condannato la sua inaccettabile ingerenza negli affari interni di Israele. La sua critica alla versione saudita della sharia non è solo retorica. Ha affermato che è immorale per la Svezia continuare con il suo accordo di cooperazione militare con l'Arabia Saudita. In altre parole, ha minacciato gli interessi dell'industria delle armi svedese. Il rifiuto dell'Arabia Saudita di concedere visti di lavoro agli imprenditori svedesi minaccia di danneggiare i profitti anche di altre aziende. L'Establishment svedese non l'ha presa bene. Trenta dirigenti hanno firmato una lettera dicendo che la rottura dell'accordo commerciale “metterebbe a repentaglio la reputazione della Svezia come il partner commerciale”. Niente di meno che Sua Maestà il Re Carlo XVI Gustavo ha convocato la Wallström per dirle che voleva un compromesso.
L'Arabia Saudita ha trasformato con successo una sacrosanta critica alla sua brutale e retrograda versione dell'Islam in un attacco a tutti i musulmani. E il resto dell'Europa liberale non mostra alcun interesse a schierarsi con la Svezia.
Il non-caso Wallström ci dice tre cose. E più facile fare pressioni su piccoli paesi come la Svezia e Israele su quello che possono e non possono fare piuttosto che l'America, la Cina o l'Arabia Saudita, che può contare sul supporto globale dei mussulmani quando viene criticata. In secondo luogo, l'Europa, sempre più vecchia e impoverita, sta cominciando a scoprire che gli standard etici e morali in politica estera sono lussi che non può più permettersi.
Infine, il non-caso Wallström ci mostra come i diritti delle donne vengano sempre per ultimi. Certo, su Twitter ci sono flame indignati sul sessismo di certi uomini e i media si scatenano ogni volta che un personaggio pubblico usa un “linguaggio inappropriato”. Ma quando un politico cerca di difendere i diritti delle donne che soffrono sotto una cultura clericale brutalmente misogina non viene sostenuto, ma si scontra con un silenzio imbarazzato ed estremamente rivelatore.
(Nick Cohen, The Spectator magazine, 28 marzo 2015)

Pubblicato il 28/3/2015 alle 10.25 nella rubrica Politica.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web