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E il Cardinale Martini chiese "perché?"


“La buona fede, le esperienze vissute, le abitudini contratte, l’inconscio e probabilmente anche una certa inclinazione nativa possono spingere a scegliere per sé un tipo di vita con un partner dello stesso sesso… Se due partner dello stesso sesso ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia, perché vogliamo assolutamente che non sia?”. Questa lucida affermazione a favore del riconoscimento delle coppie omosessuali non è di Niki Vendola ;) ma del cardinale Claudio Maria Martini, per 23 anni arcivescovo di Milano. Vanno ricordati questi uomini di chiesa quando si sente l’attuale pontefice affermare che accomunare i matrimoni gay a quelli fra uomo e donna è “un’offesa contro la verità della persona umana” e “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”. Il “perché” del cardinale Martini – scrive Nicla Vassallo sul Sole 24ore – sintetizza alcuni dei perché sollevati dal libro di Vittorio Lingiardi, “Citizen Gay”, dove si afferma che “l’esperienza amorosa e la costruzione dei legami affettivi avvengono nel contesto delle relazioni sociali  e nel territorio della storia e della cultura (…) Il mancato riconoscimento, pubblico e  legale, di un legame affettivo tra due persone libere che lo richiedono, e dunque il rifiuto di riconoscere  la loro esistenza come nucleo  sociale, può danneggiare il benessere psicologico, la vita di relazione e la salute mentale (…) Il mancato riconoscimento giuridico delle relazioni omosessuali produce implicitamente una delegittimazione delle persone gay e lesbiche”. Volume, questo – afferma Stefano Rodotà in quarta di copertina – da leggere “prima di fare qualunque dichiarazione sulle persone omosessuali” e, sottolinea Martha Nussbaum, “per passare dalla politica del disgusto a quella dell’umanità”.

Pubblicato il 23/1/2013 alle 10.29 nella rubrica Politica.

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