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Arte di resistenza


"A Gaza esiste un’incredibile, inimmaginabile e fervente attività artistica di cui quasi nessuno sa niente. I mezzi di informazione non ne parlano, preferendo dare notizie di morte e distruzioni invece di segnalare le molteplici manifestazioni di chi lotta pacificamente ed esistenzialmente in nome dei valori dell’arte. Cosa spinge gli uomini che abitano questa terra disgraziata alla necessità assoluta di esprimersi attraverso l’arte? Credo – scrive Andrea Camilleri su Internazionale - che l’arte sia per queste persone un grido estremo di speranza e di voglia di esprimersi, di conoscersi, di stringersi in un abbraccio che nasce da una società assediata incapace di intravedere soluzioni politiche a breve  o medio termine. Mi sono subito appassionato agli artisti che operano in questa massacrata terra, dove avviene una vera e propria sperimentazione in corpore vili, non solo di armi sempre più perfezionate bensì di qualcosa di assai più tremendo: il tentativo di distruzione dell’uomo attraverso la distruzione del suo sistema psicologico, del suo sistema nervoso, che gli sottrae progressivamente la certezza non solo della sua esistenza ma anche di quella degli affetti a lui più cari. Incontrando gli artisti di Gaza ho compreso – continua Camilleri – che per loro fare arte è una necessità, un’urgenza e soprattutto una concreta forma di sopravvivenza e reazione. L’arte può essere espressione di sé, bella e pacifica, ma in certi momenti può anche acquisire un valore aggiunto. Per gli artisti di Gaza è, oltre che una necessità, un dovere sociale. Un modo di dire che , malgrado la cenere sparsa sulla città, nelle sue viscere continua ad ardere un immenso fuoco. Non sempre chi fa lotta politica, magari violenta, riesce a comprendere quanto sia valida e forse più utile la resistenza attraverso l’arte, che è un contributo work in progress. Si tratta di un contributo importante, anche se delegittimato e misconosciuto in patria. Non sempre chi detiene il potere ha piacere che i cittadini o i sudditi siano un passo più avanti di lui. I tagli che si operano a danno della cultura vengono fatti proprio per evitare che, per mezzo di essa,  si acquisisca coscienza di sé, si abbia consapevolezza dei propri doveri ma anche dei propri diritti. Un popolo colto è un popolo pericoloso perché è una potente valanga per i governi. Rappresenta la possibilità di mettere continuamente in funzione il cervello che, per evidente egoismo e comodità dispotica, è meglio tenere assopito, attraverso spettacoli leggeri, quiz, reality. Qualunque mezzo purché non si pensi. Perché il pensiero, la cultura, l’arte, contengono quella parte di verità che può essere rivoluzionaria e la parola “rivoluzione” non è mai piaciuta a chi detiene il potere".

"L’arte, diceva Marx, è il risarcimento che viene dato all’uomo. Proprio come avviene quando si paga un danno provocato, l’arte risarcisce l’uomo del danno della vita. Credo che questo bellissimo concetto esprima in pieno il senso dell’arte".

L’articolo completo di Camilleri lo trovate sul sito di Internazionale.

Le opere degli artisti, come quella di Majed Shala qui qui sopra, le trovate sul sito di Windows from Gaza.

Pubblicato il 12/8/2011 alle 10.11 nella rubrica Politica.

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