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Nuclear Emergency


Si può ridurre la dipendenza dal nucleare e dal petrolio o, come dice il Vecchio Priapo Rifatto, il futuro è nel nucleare, solo non dobbiamo lasciarci trascinare dall’onda emotiva? A livello locale non mancano iniziative che lasciano ben sperare. In tutta Europa ci sono popolazioni che si riscaldano e s’illuminano senza usare carbone né gas o che riescono fare straordinari risparmi di energia. Grazie alla costruzione di una centrale eolica, entro il 2012 tutta l’energia della piccola isola di El Hierro, nelle Canarie,  sarà prodotta solo dall’acqua e dal vento. Una piccola cittadina di 74.000 abitanti alla periferia di Madrid, Rivas Vaciamadrid, ha installato su tutti gli edifici comunali pannelli fotovoltaici; obiettivo del comune è ridurre le emissioni di CO2 del 50 per cento entro il 2020 e non consumare più carbone entro il 2030. A Vaxjo, una cittadina immersa nella foresta svedese, gli scarti dell’industria forestale locale, che prima venivano lasciati marcire sul posto, verranno bruciati in una centrale a biomassa che fornirà energia per il riscaldamento, l’acqua calda ed elettricità a più di 80.000 persone. A Rochefort, in Francia, l’impianto di depurazione delle acque con la tecnica del lagunaggio, dove le acque vengono pulite grazie alla luce e alla degradazione batterica, ha ridotto fino a un settimo la bolletta energetica. In Italia, centinaia di piccoli comuni alle prese con bollette sempre più care, cercano la salvezza economica nelle energie rinnovabili. Secondo Legambiente sono oltre 800 le comunità che producono più energia di quanto ne consumino. Come a Tocco da Casauria dove, grazie alle sue turbine eoliche, hanno raggiunto la completa indipendenza energetica, producendo il 30 per cento in più di elettricità. Nel 2010 la produzione di energia verde ha fatto guadagnare al comune abruzzese 170mila euro e ha creato nuovi posti di lavoro.

Ogni anno il consumo energetico mondiale si fa più alto a causa della crescita demografica e dell’aumento della domanda dei paesi emergenti. I dati fanno pensare che sia difficile rinunciare al petrolio e al nucleare.  Mark Jacobson, direttore del dipartimento di energia dell’università californiana di Stanford, sostiene invece che il 9 per cento del fabbisogno potrebbe essere coperto dall’acqua (con 900 centrali idroelettriche), il 51 per cento dal vento (con 3,8 milioni di pale eoliche da 5 megawatt l’una)  e il restante 40 per cento dal sole (con 89mila unità solari da 300 megawatt l’una.

Il futuro non è nel nucleare e speriamo che al VPR gli vada di traverso una pasticca di Viagra.

Pubblicato il 5/5/2011 alle 10.7 nella rubrica Politica.

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