Blog: http://lucaenoch.ilcannocchiale.it

Isteria e vibratori.


Per essere un giocattolo sessuale, il vibratore ha origini asettiche e cliniche. Prescritto come cura per quella strana patologia che era l’isteria, ha avuto per decenni un’applicazione clinica come strumento terapeutico. L’isteria, il cui nome deriva dalla parola greca che significa “utero”, colpiva le donne in cui l’energia sessuale era trattenuta, o almeno così credevano guaritori e medici dell’antichità. Suore, vedove e zitelle erano particolarmente a rischio, ma in epoca vittoriana anche molte donne sposate ne furono colpite. La prescrizione dell’orgasmo clitorideo come trattamento per l’isteria risale ai testi medici del I secolo d.C. Le donne isteriche si rivolgevano in genere a un medico, il quale le curava con le proprie mani inducendo in esse un “parossismo”, termine dietro il quale si celava ciò che oggi conosciamo come orgasmo. L’invenzione dell’elettricità semplificò le cose. Intorno al 1880 Joseph Mortimer Granville brevettò un vibratore elettromeccanico per alleviare i dolori muscolari e i medici si resero rapidamente conto che poteva essere usato anche su altre parti del corpo. L’innovazione abbreviò i tempi della cura per l’isteria e riempì i portafogli dei medici. Anche le pazienti erano contente; i centri di benessere che offrivano il trattamento col vibratore si moltiplicarono ed esso divenne in breve il quinto apparecchio elettrico a entrare nelle case, dopo la macchina per cucire, il ventilatore, il bollitore e il tostapane.  Nel 1952 l’American Psychiatric Association cancellò l’isteria dall’elenco delle patologie riconosciute. Quando, anni dopo, il vibratore ritornò di moda, le donne non avevano più bisogno della scusa della malattia per giustificarne l’acquisto.

(Mara Hvistendahl, Le Scienze).

Pubblicato il 9/11/2009 alle 10.33 nella rubrica Memoria.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web