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Genova non si dimentica.


Ci sono eventi che segnano una generazione. Il G8 del luglio 2001, con la sua scia di violenze, di scontri, di soprusi è uno di quei nodi storici che accomunano persone diverse e che assumono una valenza simbolica. Anche perché Genova ha segnato la battuta d’arresto del movimento Noglobal, nato a Seattle prima di entrare nel mondo della paura  seguito all’11 settembre. L’Europa occidentale non aveva più assistito a un’ondata di violenza politica così intensa dagli anni settanta. Ogni testimone di quei giorni ricorderà per sempre le lunghe ore di guerriglia urbana. Le provocazioni di alcuni manifestanti a cui rispondevano in modo indiscriminato  con un uso della forza assolutamente sproporzionato i funzionari dello Stato che avevano una specie di nulla osta  per proteggere con ogni mezzo i “grandi della terra”. Ogni testimone ricorderà i colpi inflitti ai manifestanti inermi, la morte di Carlo Giuliani, la barbara irruzione nella scuola Diaz mentre il G8 era già finito e ricorderà il nome di Bolzaneto. Gli orrori di quella caserma sono emersi poco a poco, nei giorni successivi, attraverso i racconti terribili di ragazzi picchiati, insultati, umiliati, e poi grazie alla confessione coraggiosa di alcuni, pochi, funzionari. Sette anni dopo, la terza sezione del tribunale di Genova ha reso il suo verdetto per i fatti di Bolzaneto. Quindici condanne, trenta assoluzioni. Pagina nera per la giustizia italiana secondo alcuni. Giudizio troppo mite per tanti. Probabile. Ma resta il fatto che Bolzaneto non è rimasto impunito. e sono sagge le parole di Giuliano Giuliani che considera la sentenza “importante” perchè “è la prima volta che viene condannata la dirigenza per le violenze del G8”. In un periodo in cui la giustizia italiana è ogni giorno sotto attacco da parte del potere politico, è importante che i magistrati abbiano cercato (forse senza riuscirci) di scrivere una sentenza onesta. Non vuol dire che non si debba criticare il verdetto. E che non si debba ricorrere in appello per chiedere condanne più pesanti. Ma è pericoloso pensare che i magistrati siano bravi o incapaci a seconda dei verdetti. Eroi quando mettono sotto processo Silvio Berlusconi, scandalosi in altri casi. Anche se insoddisfacente, il verdetto di Bolzaneto in cui un ispettore di polizia è riconosciuto colpevole di aver “sostanzialmente compromesso i diritti umani fondamentali” costituisce un primo elemento di diritto, e quindi di democrazia (Eric Jozsef).

Eric Jozsef è corrispondente del quotidiano francese Libération e di quello svizzero Le Temps. Era a Genova nel luglio 2001.

Pubblicato il 20/7/2008 alle 10.35 nella rubrica Memoria.

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