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La scena del delitto

"Genocidio. Una parola nuova per un crimine antico. Composta dal termine greco per 'specie' e dal suffisso latino che significa 'uccidere', venne coniata nel 1943 da un giurista polacco, Raphael Lemkin, per definire il tentativo sistematico di sterminare un popolo o la sua cultura e il suo stile di vita. È un crimine contro l'umanità, uno di quei pochi reati che, pur diretti contro comunità particolari, sono crimini contro tutti. Le foto di Simon Norfolk, che accompagnano questo articolo, sono tratte dal suo lavoro sul genocidio nel Ventesimo secolo e su come - e se - decidiamo di ricordarlo. Provate a immaginare cosa succederebbe se una mostra con queste fotografie venisse allestita nell'ingresso principale del palazzo dell'ONU. La delegazione turca protesterebbe per l'inclusione delle fotografie armene; gli americani si sentirebbero oltraggiati dall'inclusione del Vietnam; gli inglesi reclamerebbero aspramente per l'inclusione di Dresda; e i russi probabilmente si indignerebbero per l'inclusione della carestia in Ucraina. Solo i tedeschi, forse, rimarrebbero in silenzio. Il genocidio commesso a loro nome resta l'unico fuori discussione. L'impulso a commettere genocidi è antico. L'elenco di popoli che sono stati sterminati forse è altrettanto lungo dell'elenco di specie animali e vegetali che abbiamo condannato all'estinzione. La storia del genocidio ci insegna qualcosa sulla storia del '900 in generale: è stato il primo secolo a perfezionare lo sterminio di massa e il primo a capire il senso esatto per cui questo è un crimine. Vicino alle rovine dei crematori di Auschwitz, un tempo venivano collocate stelle di David in legno per indicare il luogo dove la cenere umana cadeva sul terreno. Ma la cenere è tornata terra e anche le stele di legno si stanno trasformando in polvere. In questi luoghi la malvagità sta scomparendo. La prova del male, come la prova del bene, obbedisce alla legge universale dell'entropia: il calore si raffredda, la materia si disintegra, la memoria svanisce. Le fotografie di Norfolk documentano la deriva dell'oblio: i fiori che spuntano sulle tombe, gli uccelli che riempiono il cielo di Dresda, la neve che copre le fosse comuni in Ucraina, i campi dell'Anatolia dove gli armeni vennero fatti marciare incontro alla morte, le sabbie del deserto della Namibia che hanno coperto le ultime tracce del popolo Herero. Esse esprimono il bisogno universale di redimere i morti attraverso la memoria" (Michael Ignatieff, prefazione al libro fotografico di Simon Norfolk, "Genocide, Landscape, Memory ").





 





 





ARMENIA, 1915. Il governo turco deportò in Siria due milioni di armeni, metà dei quali morirono durante la deportazione.






 





 





 AUSCHWITZ-BIRKENAU, 1942-45. Sette tonnellate di capelli di donne, conservati nel museo di Auschwitz.






 





 





 DRESDA, 1945. La notte del 13 febbraio un bombardamento alleato uccise circa centomila civili.






 





 




UCRAINA. 1932-33. Il luogo di un'esecuzione di massa. Sei milioni di contadini morirono fucilati o per la carestia provocata da Stalin.






 





 





VIETNAM, 1964-73. L'effetto dei bombardamenti con i defolianti. le bombe americane uccisero quattro milioni di persone.

 

Pubblicato il 1/6/2004 alle 21.23 nella rubrica Memoria.

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