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Nel mondo cristiano ci sono diversi papi: la chiesa copta ne ha uno, e anche la chiesa ortodossa vanta un patriarca o santo padre. Ma abbiamo preso l’abitudine di usare questo termine per indicare il vescovo di Roma, e questo è un male, per vari motivi. Conferisce una specie di autorità suprema al capo di una sola delle sette cristiane, contribuendo a dare ai non cristiani l’impressione che il capo del cattolicesimo romano rappresenti una porzione maggiore dell’Occidente di quanto non faccia in realtà. Vi invito a leggere il testo completo della lezione che Benedetto XVI ha tenuto all’università di Ratisbona . Dopo una frettolosa introduzione, il papa ha citato un passo di Manuele II Paleologo, un imperatore bizantino del quattordicesimo secolo. Si dice che un giorno il sovrano intavolò una discussione con un non meglio identificato persiano sul cristianesimo e l’Islam. Il bizantino disse al persiano: “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”. Poi il monarca di Costantinopoli aggiunse: “Per convincere un’anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte”.

Non occorre essere musulmani per giudicare ipocrita la citazione di questo dialogo. Il cristianesimo, poco importa se bizantino o romano, non si sarebbe mai affermato se la fede non fosse stata imposta a suon di violenza e crudeltà. L’esempio preferito dai musulmani per autocommiserarsi è che furono i crociati cattolici a saccheggiare e dare alle fiamme la Bisanzio cristiana mentre erano diretti in Palestina, ma non prima di aver sistematicamente perseguitato gli ebrei: cosicché il mondo musulmano non fu che la terza vittima di tanta barbarie. È evidente che l’accenno a Manuele II non è casuale né anedottico: Ratzinger lo cita anche nel paragrafo conclusivo. Adesso ci tocca sentire le patetiche scuse presentate dal suo portavoce e poi dal papa in persona. Ma serviranno solo a convincere i musulmani infuriati che minacciando rappresaglie ed emanando qualche fatwa possano ottenere l’ennesima marcia indietro.

Dall’inizio alla fine del suo discorso, l’uomo che modestamente si considera il vicario di Cristo in Terra ha condotto un attacco implacabile contro l’idea che la ragione e la coscienza individuale si possano preferire alla fede. Ha finto che il termine logos possa significare insieme “ragione” e “parola”, il che è vero in greco ma non nella Bibbia, dove è presentato come la verità divina. Ha cercato di far credere che in fin dei conti religione, illuminismo e scienza siano compatibili. Il nuovo capo reazionario della chiesa di Roma ha “offeso” il mondo musulmano, e al tempo stesso ci ha chiesto di diffidare dell’unica arma affidabile di cui disponiamo in questi tempi bui: la ragione. Ottimo lavoro, non c’è che dire. ( Cristopher Hitchens )

Anticlericale, iconoclasta, ateo, antifascista, antimonarchico. È difficile riassumere Cristopher Hitchens con un unico aggettivo. Nato nel 1949 in Inghilterra, è stato militante trotskista, scrittore, giornalista, critico letterario. Ha scritto un libro, La posizione della missionaria , che è un feroce attacco a Madre Teresa. Così duro che nel processo di canonizzazione della religiosa è stato chiamato dal Vaticano a svolgere il ruolo di advocatus diaboli . Ce l’ha con Henry Kissinger e Michael Moore; è stato contrario alla prima guerra del Golfo ma favorevole alla seconda. Ha detto: “La fede è la rinuncia all’unica cosa che ci rende diversi dagli altri mammiferi” . È impossibile essere sempre d’accordo con lui, ma è un piacere anche essere in disaccordo. (Giovanni De Mauro, Internazionale )




Pubblicato il 27/9/2006 alle 13.0 nella rubrica Differenze.

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