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Talleyrand non si sbagliava quando diceva che “la guerra è un affare troppo serio per lasciarlo in mano a dei generali” –scrive il pacifista israeliano Uri Avnery. La mentalità dei generali è per sua natura orientata alla forza, semplicistica, unidirezionale. Si basa sulla convinzione che i problemi si possano risolvere con la forza. E se non funziona, con più forza. Tutto ciò è ben illustrato da come è stata pianificata e condotta questa guerra. Si sono basati sull’assunto che se noi imponiamo sofferenze terribili alla popolazione libanese, questa insorgerà chiedendo l’espulsioni di hezbollah . Una cognizione minima della psicologia si massa suggerirebbe il contrario. L’uccisione di centinaia di civili libanesi, appartenenti a tutte le comunità etnico religiose, l’aver fatto della vita altrui un inferno, la distruzione delle infrastrutture civili libanesi, solleverà tempeste di furia e odio, ma contro Israele, non contro hezbollah . Il risultato finale sarà il rafforzamento di hezbollah, non soltanto oggi, ma per gli anni a venire. Forse sarà il principale risultato di questa guerra, più importante di qualsiasi vittoria militare. E non soltanto in Libano, ma in tutto il mondo arabo e musulmano. Di fronte agli orrori mostrati in tv e tramite internet, anche l’opinione pubblica sta cambiando. Ciò che veniva visto come l’inizio di una risposta giustificata dalla cattura di due soldati adesso sembra l’azione barbarica di una macchina da guerra tra le più brute. Migliaia di mailing list hanno messo in circolazione una orribile serie di foto di bambini mutilati. In coda, una macabra foto: allegri bimbetti israeliani che scrivono “saluti” sui missili in procinto di essere lanciati. Anni di occupazione militare nei Territori palestinesi hanno causato un estremi intorpidimento nei confronti delle vite umane. L’uccisione di dieci, venti palestinesi al giorno, e fra questi donne e bambini, come accade in questi giorni a Gaza, non scuote nessuno. Non fa neanche notizia. Gradualmente non si sentono più neanche le espressioni più trite, come “Ci dispiace… non volevamo… siamo l’esercito più morale al mondo…” e così via. Questo intorpidimento si svela anche in Libano. Ufficiali dell’aviazione, sereni e tranquilli, siedono di fronte alle cineprese e parlano di “gruppi di bersagli” come se non si trattasse neanche più di esseri viventi. Ultimamente, la parola più in voga fra i generali è “polverizzare”: li stiamo polverizzando, i palazzi vengono polverizzati, la gente viene polverizzata. L’intorpidimento morale si trasformerà in un grave danno politico. Soltanto uno stupido può ignorare la morale, perché alla fine essa si prenderà sempre la sua rivincita. C’è soltanto una cosa certa di questa guerra: non ne verrà niente di buono. Se c’erano speranze nel passato che il Libano arrivasse un giorno a stabilizzarsi, privando hezbollah del proprio pretesto alla militarizzazione, ecco che adesso abbiamo fornito al Partito di Dio la giustificazione perfetta: Israele distrugge il Libano e soltanto hezbollah sta difendendo il paese. E non importa quanto durerà questa guerra e con quali risultati: il fatto che qualche migliaio di guerriglieri hanno tenuto testa all’esercito israeliano per due settimane resterà fermamente impresso nella coscienza di milioni di arabi e musulmani. Non ne verrà niente di buono, da questa guerra, non per Israele, né per il Libano né per la Palestina. E il “Nuovo Medio Oriente” che ne verrà sarà il peggiore posto in cui vivere.

Nella foto di Ghaith Abdul-Ahad (Getty Images/Laura Ronchi) un bambino libanese piange accanto alla madre, gravemente ferita, dopo che un aereo israeliano ha colpito il furgone in cui stava fuggendo insieme al resto della famiglia. L'ordine di sgombero era stato dato dall'esercito israeliano. A questo link le foto di una famiglia meno "fortunata"; non per cuori sensibili.

Pubblicato il 29/7/2006 alle 20.4 nella rubrica Guerra.

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