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lucaenoch [ il mondo visto dal mio tavolo ]
 


 

Questo è il weblog personale di Luca Enoch, creatore dei fumetti Sprayliz, Gea e Lilith.

Crebbi incrostato di grafite e arcobalenato di pastelli.
(Chaim Potok, "Il mio nome è Asher Lev")

Ho avuto la fortuna di unire mestiere e passione, che secondo Stendhal equivale alla felicità.
(Roland Barthes)

Le cose che esistono già
non c'è bisogno di disegnarle.
Io ne disegno di nuove
e mi diverto a guardarle.
(Gianni Rodari, "Il pennarello")

Le leggi sono come le ragnatele: abbastanza forti per catturare i deboli,
troppo deboli per trattenere i forti.

(Anacarsi lo Scita)

 Non esiste guerra tanto crudele da non sparire appena si smette di parlarne.
(Stefano Benni - "Spiriti")

La democrazia non è il migliore dei beni, ma il minore dei mali... Temo che ci dobbiamo rassegnare a sostenere che in fondo la dittatura è peggio.
(Norberto Bobbio)

Un uomo è più 'grande' di un altro solo se sale sulle sue spalle.
(Bertold Brecht)

L'esercito americano è il migliore amico degli indiani.
(Generale George Armstrong Custer, ufficiale dell'esercito americano incaricato di perlustrare i territori del West, 1870)

Le parole uccidono più delle pallottole. Ma le pallottole arrivano prima.
Raffaele Cutolo

Con quanti nomi puoi chiamare Dio?
Puoi chiamarlo, se vuoi, in mille maniere:
Dio, Visnu, Ugo, Krisna, Giove, Allah...
Tanto... non ti risponde.

(Corrado Guzzanti)

Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, e sul primo non sono sicuro.
(Albert Einstein)

Volevamo braccia, sono arrivati uomini.
(Max Frisch)

La guerra esiste non solo quando c'è una battaglia, ma quando la battaglia può avere inizio in qualsiasi momento.
(Thomas Hobbes)

Quando ero bambino, ragazzo, credevo in Dio.
Adesso so.
(Carl Gustav Jung)

Tutte le azioni degli Stati che non possono essere rese pubbliche sono ingiuste.
(Lord Acton)

Ormai in Italia siamo alla "legislazione automatica": ogni reato di cui è accusato Berlusconi viene automaticamente cancellato da una legge apposita. Speriamo che prima o poi si faccia una canna.
(Daniele Luttazzi)

Gli uomini hanno solo due sentimenti: arrapato e affamato. Per cui, donne, date un'occhiata al vostro uomo: se non è in erezione, fategli un toast.
(Daniele Luttazzi)

Quando i miei figli erano piccoli, facevo un gioco con loro. Gli davo un rametto ciascuno e dicevo loro di spezzarlo. Non era certo un'impresa difficile. Poi gli davo un mazzetto e gli dicevo di provare con quello. Ovviamente non ci riuscivano. - Quel mazzetto - gli dicevo - quello è la famiglia.
("A Straight Story" - David Lynch)

Pasolini è morto in una maniera intonata non già alla sua vita ma ai pregiudizi e alle convinzioni della società italiana; ossia non per colpa sua ma per colpa degli altri. In altri termini e per dirla con chiarezza definitiva: Pelosi e gli altri come lui sono stati il braccio che ha ucciso Pasolini; ma i mandanti del delitto sono una legione, in pratica l'intera società italiana.
(Alberto Moravia)

E' impossibile svegliare chi fa finta di dormire.
Proverbio navaho

Il nazismo è la forma istituzionale di una paura molto diffusa: la paura dell'altro.
(Luce d'Eramo)

Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società.
(Pier Paolo Pasolini)

Si fa sempre più silenzioso ed alto
il mare degli anni.

(Pier Paolo Pasolini)

Io non vorrei subire un'ingiustizia nè commetterla, ma se dovessi scegliere, preferirei subirla.
(Platone - "Gorgia")

Gesù ha avuto la sfortuna che su quello che ha detto ci hanno costruito sopra una religione.
Josè Saramago

I caporali sono quelli che vogliono essere i capi.
C'è un partito e sono capi, cambia il partito e sono capi.
C'è la pace, la guerra e sono capi.
Io odio i capi come la dittatura, le botte e la malacreanza.
(Totò, "Siamo uomini o caporali?")

Il giusto altro non è che l'utile del più forte.
(Trasimaco)

Io ho molta paura che gli ebrei siano come tutti i diseredati. Quando saranno in cima saranno intolleranti e crudeli come la gente è stata con loro, quando loro erano sotto.
(Harry Truman)

Tutta la società palestinese è una società di sequestrati. E lo siamo anche noi quando, prestando servizio militare, entriamo nelle loro case di notte, a sorpresa e con violenza. Questo è un male e un'ingiustizia a cui tutti partecipiamo.
(Avraham Burg, ex presidente parlamento israeliano)

Io rispetto molto la stupidità umana. E' la sola cosa che mi dia un'idea dell'eternità.
(Voltarie)

L'amore è la risposta.
Ma mentre aspetti la risposta, il sesso fa nascere alcune buone domande.
(Woody Allen)

Per fare il magistrato devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno il magistrato è perché sono antropologicamente divesi dal resto della razza umana.
(Silvio Berlusconi)
 
Spesso ho la sensazione che, alle commemorazioni ufficiali, qualcuno venga per accertarsi che Paolo sia morto davvero.
Perché fa ancora paura, anche da morto.
(Rita Borsellino)
 
Un po' di lavoro, un po' di consumo, un po' di famiglia, un po' di sesso, un po' di calcio, un po' di tv e la vita passa senza fare domande.
(Umberto Galimberti)      
 
Ci sono uomini che lottano un giorno e sono buoni. Ci sono altri uomini che lottano un anno e sono migliori. Ci sono uomini che lottano molti anni e sono molto buoni, ma ci sono uomini che lottano tutta la vita: quelli sono indispensabili.
(Bertolt Brecht)  
Ho sciupato il tempo, e ora il tempo sciupa me.
(W.Shakespeare, "Riccardo II")
 
Come diceva Zarathustra: nella vita, che tu cammini e ti muovi, o siedi e aspetti, prima o poi uno stronzo lo incontri.
(Paolo Rossi)
 
Si possono ingannare poche persone per molto tempo o molte persone per poco tempo. Ma non si possono ingannare molte persone per molto tempo.
(Abramo Lincoln)
 
Finestre, finestre, finestre! Sennò prevalgono i muri.
(Marco Paolini)
 
Che siate uomini o donne, voi siete membri l'uno dell'altro. Ognuno è l'amico, il guardiano e il protettore dell'altro.
(il Corano)
 
La storia sarà buona con me perché sarò io a scriverla.
(Winston Churchill)
 
Con la mafia bisogna convivere.
(Pietro Lunardi, ministro dei trasporti, II governo Berlusconi)
 
Queste frasi mi fanno molto piacere, perché mi danno il senso della grande devozione, del grande rispetto che questa gente ha per i morti. Un ministro che dice "Con la mafia bisogna convivere", dà dell'idiota a tutti coloro che sono morti e che con la mafia non hanno voluto convivere.
(Andrea Camilleri)
 
Solo i morti hanno visto la fine della guerra.
(Platone)

Io ho fatto questo, dice la mia memoria.
Io non posso aver fatto questo, dice il mio orgoglio.
Alla fine, è la memoria ad arrendersi.

(Nietzsche)    

La Bibbia contiene 6 ammonimenti a omosessuali e 362 a eterosessuali. Questo non significa che Dio non ami gli eterosessuali ma solo che questi hanno bisogno di una maggiore supervisione.
(Lynn Lavner)
 
Nella vita solo una volta si ama, le altre si ricama.
(Aldo Busi)
 
La fantasia è come la marmellata, bisogna spalmarla su un solido pezzo di pane.
(Gore Vidal)
 
Guarda: dal mare escono / Nuovi pesciolini. Anzi, no, / sono bambini. Una lunga fila / bagnata, affamata. / L'Europa sbadiglia sazia, seccata.
(Vivian Lamarque)

 
"Il funzionario pubblico onesto presto comprende che, se vuol combattere i soliti onorevoli usi a trescare colle cosche mafiose, dovrà intanto essere esposto alle trame e alle calunnie che si ordiranno contro di lui a Roma. E se non riesce, sarà addossata a lui la responsabilità dell'insuccesso".
(Gaetano Mosca - "Che cos'è la Mafia", 1900)

Il sonno della ragione genera chiostri.
(Ellekappa)

Libertà d'espressione è dire quello che la gente non vuole sentirsi dire.
(George Orwell)

Uccidere è proibito, quindi tutti gli assassini vengono puniti, a meno che non uccidano su larga scala e al suono delle trombe.
(Voltaire)

Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti,descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l' unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri.
(Joseph Pulitzer)

Chi ci priva della libertà in nome della sicurezza, non si merita nessuna delle due cose, nè la libertà, nè la sicurezza.
(Henry Adams)

L'unico requisito necessario affinchè il male si diffonda, è che le persone per bene non facciano nulla.
(Edmond Burke)

Berlusconi in poco tempo ha detto che evadere le tasse è morale, che i giudici sono disturbati mentali e che gli italiani devono trovarsi un lavoro in nero. E sono cose che ha detto in pubblico. Ora mi chiedo: se in pubblico dice queste cose, quando si vede da solo con Previti, cosa si dicono?
(Maurizio Crozza, Ballarò)

Quando la nostra Unità di strada esce per le vie di Genova percorrendo sul nostro pulmino le zone a rischio, ci portiamo dietro, oltre ai materiali informativi, anche preservativi e siringhe. A nostro modo siamo Chiesa anche noi. Noi poveri. Noi che distribuiamo preservativi per evitare altre sofferenze, altre morti.
(Don Andrea Gallo)

Nessuno si libera da solo.
Nessuno libera un altro.
Ci si libera tutti insieme.
(Paulo Freire)

Se una cosa la vuoi, una strada la trovi.
Se una cosa non la vuoi, una scusa la trovi.
(Proverbio africano)

Un'opera d'arte non è un essere vivente che cammina o corre, è la creazione di una vita che fa scaturire una reazione.
Per alcuni è un miracolo della mano dell'uomo.
Per alcuni è un miracolo della mente.
Per qualcuno è un miracolo della tecnica.
Per qualcuno conta quanto sia reale.
Per qualcuno conta quanto sia trascendente.
E' come la Quinta Sinfonia: suggerisce un sentimento che riconosce solo chi l'ha provato almeno una volta e lo sta ricercando.
Lo conosce ma vuole risentirlo.
Lo conosce ma vuole rivederlo.
Un'opera d'arte rivela che la natura non può fare ciò che fa l'uomo.
(Louis Khan, architetto)

Quando sarò vecchia, pagherò i giovani per amarmi. Perché di tutte le cose l'amore è la più dolce, la più viva e la più sensata. Non importa quale sia il prezzo.
(Francoise Sagan)

La Resistenza, opera di una minoranza, è stata usata dalla maggioranza degli italiani per sentirsi esonerati dal dovere di fare fino in fondo i conti col proprio passato.
(Rosario Romeo)

Noi italiani abbiamo perduto una guerra, e l'abbiamo perduta tutti, anche coloro che l'hanno deprecata (...) anche coloro che sono stati perseguitati dal regime che l'ha dichiarata.
(Benedetto Croce)

Chi può davvero sapere? Chi può affermare certezze? Da dove viene il Creato? Forse si è formato da solo, o forse no. Colui che osserva dall'alto dei cieli, solo lui sa. O forse non sa affatto.
(Rigveda)

La gangia rende gli uomini più buoni
Le canne sono meglio dei cannoni.
(Ricky Gianco)

La paura, sopra ogni cosa, produce Dei nel mondo.
(Walter Burket, "Creazione del Sacro")

La mano che riceve sta sempre sotto a quella che da.
(Proverbio africano)
Fino ad oggi nessuno è stato capace di indovinare l'animo di un uomo passandogli semplicemente accanto; se si potesse, la gente non farebbe altro che urlare per le strade.
(Cornell Woolrich, "Appuntamenti in nero")

Non vedo la ragione per cui un paese debba diventare comunista a causa dell'irresponsabilità del suo popolo.
(Henry Kissinger)

Già si intravede la pace. E' come un grande buio che cala, è l'inizio dell'oblio.
(Marguerite Duras)

Le tre leggi fondamentali della "Percezione del Progresso":
1 - Tutto quello che si trova nel mondo alla tua nascita è dato per scontato.
2 - Tutto quello che viene inventato tra la tua nascita e i tuoi trent'anni è incredibilmente eccitante e creativo e se hai fortuna puoi costruirci sopra la tua carriera.
3 - Tutto quello che viene inventato dopo i tuoi trent'anni è un'offesa all'ordine naturale delle cose, è l'inizio della fine della civiltà e solo dopo essere stato in circolazione per almeno dieci anni torna a essere abbastanza normale.
(Douglas Adams)

Voglio che vi ricordiate che nessun bastardo ha mai vinto la guerra morendo per la sua patria. Vinci la guerra se obblighi l'altro povero bastardo a morire per la sua.
(Generale Patton)

Io non posso concepire un Dio che ricompensa e punisce le sue creature, e che esercita una volontà simile a quella che noi sperimentiamo su noi stessi. Nè so immaginarmi e desiderare un individuo che sopravviva alla sua morte fisica: lasciamo che di tali idee si nutrano, per paura o per egoismo, le anime fiacche. A me basta il mistero della vita, la coscienza e il presentimento della mirabile struttura del mondo in cui viviamo, insieme con lo sforzo incessante per comprendere una particella, per piccola che sia, della Ragione che si manifesta nella natura.
(Albert Einstein)

La felicità compensa in altezza quello che le manca in lunghezza.
(Robert Frost)

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

(Edoardo Sanguineti)

Una persona di talento colpisce un bersaglio che nessun altro può colpire. Una persona di genio colpisce un bersaglio che nessun altro riesce a vedere.
(Arthur Schopenhauer)
 
Non c'è mai stato nulla di più assurdo e chimerico dell'astrologia. A disonore di questa, si dovrà eternamente dire che vi sono stati uomini così furbi da ingannare gli altri con il pretesto che conoscevano le cose del cielo, e uomini così sciocchi da dar credito ai primi.
(Pierre Bayle, 1682)
 
Piuttosto che diventare fascista, meglio essere un maiale.
(Porco Rosso, Hayao Miyazaki)

 


3 marzo 2013


Il panorama perduto.




“Sembra l’Italia”, hanno esclamato i tre ragazzi osservando il panorama dalla cima della collina. I mandorli in fiore creavano una foschia rosa intorno alle piccole case di pietra. Naturalmente i ragazzi non sono mai stati in Italia, e quello che avevano davanti era un tipico villaggio palestinese, uno dei pochi sfuggiti alle demolizioni israeliane dopo il 1948. È Ein Karem, oggi considerato un pittoresco quartiere di Gerusalemme. Nel 1945 aveva 3200 abitanti  (in maggioranza musulmani), 555 case e 15mila duram di terra (1360 di proprietà di ebrei, il resto degli arabi). Oggi il villaggio è abitato esclusivamente da ebrei e la terra è condivisa da alcune comunità ebraiche. Di solito evito di passare  di qui. La bellezza di questo luogo fa male, perché testimonia la perdita su cui si basa il benessere di noi ebrei israeliani. Ci sono tornata per “infiltrare” i figli di alcuni miei amici di Ramallah dalla parte israeliana del muro. Mi è sembrata un’ottima occasione per condividere la bellezza e il dolore con le persone giuste. Sulla strada per Ein Karem si siamo imbattuti in decine di ragazzi israeliani mascherati per la festa ebraica di Purim. I tre ragazzi osservavano indignati gli ebrei che si sono appropriati delle loro case e della loro terra. Eppure, allo stesso tempo, guardavano con allegria i piccoli orsi, scimmie, principi e fate che popolavano una città così vicina e così lontana. R., 15 anni, ha sintetizzato perfettamente il loro conflitto interiore: “Quei bastardi, guarda come sono carini”. (Amira Hass)




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21 dicembre 2012


I voli della morte.



I voli della morte denunciati dal giornalista Rodolfo Walsh nella Carta abierta a la junta militar, il giorno prima di essere ucciso, sono arrivati in tribunale 35 anni dopo - scrive il quotidiano Pagina 12. Il 28 novembre in un tribunale di Buenos Aires è cominciato il terzo processo contro i militari della Escuela de mecanica de la armada (Esma), che funzionava come centro di detenzione clandestino durante l'ultima dittatura militare (1976-1983). E' uno dei processi per crimini contro l'umanità più grandi della storia: ci sono 68 imputati accusati di rapimento, tortura e omicidio. Tra questi, otto piloti accusati di guidare gli aerei militari da cui venivano gettati in mare i detenuti dopo essere stati torturati e addormentati. Il metodo di gettare i prigionieri nell'oceano era usato dalle forze armate già prima del colpo di stato. Ma poco dopo il golpe, nell'aprile del 1976, cominciarono ad apparire i primi cadaveri sulle coste dell'Uruguay. Tra due anni, e dopo aver ascoltato più di novecento testimoni, i parenti delle vittime conosceranno la condanna che dovranno scontare i militari dell'Esma.
Io avevo portato il crimine dei "voli della morte" sulle pagine di Gea ispirandomi al bellissimo film di Bechis "Garage Olimpo", nell'episodio "La crociata di Clive" di cui vedete sopra una vignetta.




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12 aprile 2010


Buon vicinato



Lontano dai riflettori dei media, la politica di colonizzazione ebraica nel settore palestinese di Gerusalemme non conosce soste. La tensione è tornata a salire dopo che qualche giorno fa un gruppo di coloni ha presentato in tribunale la richiesta di sfratto per altre due famiglie palestinesi del quartiere arabo di Sheikh Jarrah. Un’iniziativa che rientra in un piano più vasto per la demolizione delle case palestinesi  in quella zona, da sostituire con 200 abitazioni dei coloni. “Questo è il modus operandi dei coloni – ha detto il pacifista israeliano Avner Inbar – Prima piazzano degli estremisti nel cuore di un quartiere palestinese che minacciano i residenti, poi si rivolgono ai tribunali e chiedono di sfrattare i palestinesi col pretesto che disturbano e intimoriscono i vicini ebrei”. Lo scorso venerdì centinaia di attivisti palestinesi, israeliani e stranieri hanno manifestato a Sheikh Jarrah contro i coloni, tra di essi anche lo scrittore David Grossman e l’ex presidente della Knesset Avraham Burg (Junko Terao, Il Manifesto). L'articolo completo su Rete Eco.

Nell’immagine di Rina Castelnuovo, premiata  al World Press Photo, un colono ebreo lancia del vino contro una donna palestinese, a Hebron in Cisgiordania.





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9 novembre 2009


Isteria e vibratori.


Per essere un giocattolo sessuale, il vibratore ha origini asettiche e cliniche. Prescritto come cura per quella strana patologia che era l’isteria, ha avuto per decenni un’applicazione clinica come strumento terapeutico. L’isteria, il cui nome deriva dalla parola greca che significa “utero”, colpiva le donne in cui l’energia sessuale era trattenuta, o almeno così credevano guaritori e medici dell’antichità. Suore, vedove e zitelle erano particolarmente a rischio, ma in epoca vittoriana anche molte donne sposate ne furono colpite. La prescrizione dell’orgasmo clitorideo come trattamento per l’isteria risale ai testi medici del I secolo d.C. Le donne isteriche si rivolgevano in genere a un medico, il quale le curava con le proprie mani inducendo in esse un “parossismo”, termine dietro il quale si celava ciò che oggi conosciamo come orgasmo. L’invenzione dell’elettricità semplificò le cose. Intorno al 1880 Joseph Mortimer Granville brevettò un vibratore elettromeccanico per alleviare i dolori muscolari e i medici si resero rapidamente conto che poteva essere usato anche su altre parti del corpo. L’innovazione abbreviò i tempi della cura per l’isteria e riempì i portafogli dei medici. Anche le pazienti erano contente; i centri di benessere che offrivano il trattamento col vibratore si moltiplicarono ed esso divenne in breve il quinto apparecchio elettrico a entrare nelle case, dopo la macchina per cucire, il ventilatore, il bollitore e il tostapane.  Nel 1952 l’American Psychiatric Association cancellò l’isteria dall’elenco delle patologie riconosciute. Quando, anni dopo, il vibratore ritornò di moda, le donne non avevano più bisogno della scusa della malattia per giustificarne l’acquisto.

(Mara Hvistendahl, Le Scienze).




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20 luglio 2008


Genova non si dimentica.


Ci sono eventi che segnano una generazione. Il G8 del luglio 2001, con la sua scia di violenze, di scontri, di soprusi è uno di quei nodi storici che accomunano persone diverse e che assumono una valenza simbolica. Anche perché Genova ha segnato la battuta d’arresto del movimento Noglobal, nato a Seattle prima di entrare nel mondo della paura  seguito all’11 settembre. L’Europa occidentale non aveva più assistito a un’ondata di violenza politica così intensa dagli anni settanta. Ogni testimone di quei giorni ricorderà per sempre le lunghe ore di guerriglia urbana. Le provocazioni di alcuni manifestanti a cui rispondevano in modo indiscriminato  con un uso della forza assolutamente sproporzionato i funzionari dello Stato che avevano una specie di nulla osta  per proteggere con ogni mezzo i “grandi della terra”. Ogni testimone ricorderà i colpi inflitti ai manifestanti inermi, la morte di Carlo Giuliani, la barbara irruzione nella scuola Diaz mentre il G8 era già finito e ricorderà il nome di Bolzaneto. Gli orrori di quella caserma sono emersi poco a poco, nei giorni successivi, attraverso i racconti terribili di ragazzi picchiati, insultati, umiliati, e poi grazie alla confessione coraggiosa di alcuni, pochi, funzionari. Sette anni dopo, la terza sezione del tribunale di Genova ha reso il suo verdetto per i fatti di Bolzaneto. Quindici condanne, trenta assoluzioni. Pagina nera per la giustizia italiana secondo alcuni. Giudizio troppo mite per tanti. Probabile. Ma resta il fatto che Bolzaneto non è rimasto impunito. e sono sagge le parole di Giuliano Giuliani che considera la sentenza “importante” perchè “è la prima volta che viene condannata la dirigenza per le violenze del G8”. In un periodo in cui la giustizia italiana è ogni giorno sotto attacco da parte del potere politico, è importante che i magistrati abbiano cercato (forse senza riuscirci) di scrivere una sentenza onesta. Non vuol dire che non si debba criticare il verdetto. E che non si debba ricorrere in appello per chiedere condanne più pesanti. Ma è pericoloso pensare che i magistrati siano bravi o incapaci a seconda dei verdetti. Eroi quando mettono sotto processo Silvio Berlusconi, scandalosi in altri casi. Anche se insoddisfacente, il verdetto di Bolzaneto in cui un ispettore di polizia è riconosciuto colpevole di aver “sostanzialmente compromesso i diritti umani fondamentali” costituisce un primo elemento di diritto, e quindi di democrazia (Eric Jozsef).

Eric Jozsef è corrispondente del quotidiano francese Libération e di quello svizzero Le Temps. Era a Genova nel luglio 2001.




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13 aprile 2007


Quando rubavano i bambini agli zingari.


“Non ha nome labambina. Viene chiamata labambina. O Accidentidiunabambina, puttanella, Sudiciamarmocchia. Labambina non parla, non ha mai parlato. Tace cupa. Grida e si infuria a volte, invece di parlare”.

Tolta alla madre appena nata. Poi, da bambina, violentata e sottoposta a elettroshock. Infine sterilizzata perché non avesse figli. Quello di Mariella Mehr fu il destino degli zingari in Svizzera dove, dal 1926 al ’73, si volle estirpare il nomadismo, ritenuto una tara. Ricordo di aver letto un libro, tempo fa - “La mia Australia” - dove l’autrice Sally Morgan , aborigena, raccontava la propria odissea di bambina strappata alla famiglia e affidata ai “civili” bianchi che la allevarono facendole credere di essere indiana. Il libro della Morgan raccontava della riscoperta delle proprie origini negate e del genocidio degli aborigeni australiani; quello della Mehr, “Labambina” - scritto così, tutto attaccato - racconta del razzismo di casa nostra dove, appena aldilà della frontiera e fino a poco meno di vent’anni fa, la Confederazione Elvetica decise di imporre la sedentarizzazione forzata degli Jenish , la principale comunità nomade svizzera, nella convinzione che il nomadismo portasse inevitabilmente al crimine. In 50 anni almeno 620 bambini furono strappati ai loro genitori e affidati a famiglie stanziali, orfanotrofi e istituti psichiatrici dove subirono soprusi, violenze e abusi sessuali. Una pulizia etnica – scrive Antonella Barina su Il Venerdì di La Repubblica – eseguita con fondi statali dalla società filantropica svizzera “Opera di soccorso per i figli della strada”, la Pro Juventute . Una caccia al nomade che è un’altra vergogna poco nota della “civilissima” Svizzera, il paese neutrale che durante la guerra respinse alla frontiera 30mila profughi ebrei, così finiti nei campi di sterminio. Questi svizzeri! Almeno noi italiani non ci tiriamo indietro di fronte al lavoro sporco. C’è da rastrellare gli ebrei e consegnarli all’alleato germanico? Pronti! C’è da difendere le nostre case dalla minaccia di un campo nomadi? Pronti e via con le fiaccole!

( “Labambina”, Mariella Mehr, Effige . Pp. 160, € 16)




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20 aprile 2006


Impuniti.


«’A ‘mpunito!»
è grido che, nel gergo romano, accompagna una pigra manovra nel traffico, un amico che se la prende comoda nel bar, il racconto di una bravata a scuola. “Impunito” è chi in realtà non merita neppure una punizione perché la simpatia dei suoi modi lo scagionano a priori dall’avere rotto le regole. La televisione, che ha trasformato il dialetto romanesco e l’indole della Capitale in costume nazionale, trasferisce la virtù dell’impunito su tutta Italia. Il centravanti che si lascia cadere in area è “impunito”, chi sa schivare le tasse restando incensurato è “impunito”, chi taglia le code dei pazienti e si presenta per primo alla Asl è “impunito”. Da questa deriva l’impunito prende un alone di simpatia, è un Casanova che scappa sul tetto dei Piombi, un Don Giovanni che se la svigna da una damigella, un Cagliostro capace di qualunque trama. Davanti a certi politici sbruffoni, capaci di pattinare il ghiaccio sottile tra legalità e illegalità, sempre pronti a ritornare in prima pagina avendola fatta franca, ecco che la simpatia dell’impunito stinge in un’ammirazione più sgradevole. Magari potessimo fare tutti come loro, violare le regole e non pagare il dazio, incassare un rigore che non c’è, dopare un atleta in segreto, trasferire fondi, fare insider trading , finanziare le campagne elettorali in modo illecito, erigere la villa a ridosso di una zona proibita, scaricare scorie tossiche, eliminare i nostri nemici: se c’è chi lo fa e se la cava alla grande, perché non io, perché non noi? Ecco il male che l’impunito, già così simpatico, si lascia dietro, quando dalle marachelle di una giornata in Vespa si passa ai grandi affari di chi governa il mondo. Ma se la simpatia stinge presto in disprezzo, è solo l’orrore che accoglie il terzo, tragico, girone degli “impuniti”. Quelli che presiedono a un progetto degenerato in strage, partecipano a un attentato o contribuiscono a occultarne le prove e insabbiare i processi. La storia dell’Italia repubblicana ha sorriso delle avventure dei primi “impuniti”, ha fatto una smorfia di disapprovazione contro i secondi ma ancora oggi soffre le conseguenze nefaste dell’opera micidiale dei terzi “impuniti”. Le stragi di mafia e del terrorismo, brigatista o neofascista, i complotti gestiti dai settori oscuri degli apparati di sicurezza, le tragedie per l’inefficienza e la corruzione di uno Stato che non ha mai del tutto rescisso i fili di un passato grottesco e violento: ecco dove l’impunità da farsa si fa tragedia. Stragi per incapacità o per occhiuta organizzazione. Comunque sia andata gli “impuniti” pesano sulla coscienza nazionale come un macigno.

Questa l’introduzione di Gianni Riotta all’ultimo numero del L’Europeo, monografia intitolata, appunto, “Impuniti. Perché le tragedie italiane restano senza colpevole” , che trovate in edicola fino a giugno. Da Portella della Ginestra , 1947, la prima “strage di Stato” della nostra Repubblica, fino alla tragedia del Cermis , 1998, ultima vergognosa genuflessione dell’Italia al potente alleato americano.

Nella foto, un binario divelto dalla furia delle acque. Vajont, 1963.




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26 gennaio 2006


Italiani brava gente?


Il tema della presunta bontà del popolo italiano non è nuovo. Nuovi sono però l’impeto e la freschezza di scrittura con cui Angelo Del Boca Italiani brava gente? . Ne ha di credenziali, dall’alto dei suoi 80 anni e della sua fama di studioso del colonialismo. Nessuno prima di lui aveva messo in fila una serie di “casi” tanto impressionanti nel loro insieme da indurre a guardare con occhi davvero diversi la storia italiana degli ultimi 150 anni: la sanguinosa lotta sabauda al “brigantaggio”; le disumane condizioni nel carcere di Nocra (isola eritrea) in funzione dal 1887 al 1941; la lotta (anche italiana) contro i “boxers in Cina; le stragi e le deportazioni nella campagna di Libia del 1911; i crimini commessi contro la truppa dal generale Luigi Cadorna durante la Prima Guerra Mondiale; il regime schiavistico introdotto in Somalia; le efferatezze di Badoglio ma soprattutto di Graziani nella “pacificazione” della Libia; i bombardamenti all’iprite in Etiopia, autorizzati dal Duce; la crudele repressione di Graziani ad Addis Abeba, dopo l’attentato del ’36; lo sterminio di 2000 monaci di Debrà Libanòs, accusati ingiustamente di aver ospitato gli autori del quell’attentato; il tentativo di “bonifica etnica” praticato dal nostro esercito in Slovenia tra il ’42 e il ’43 e via di luminosi esempi. Quella di Del Boca è un’aspra “controstoria” (scritta con documenti e cifre alla mano) di cui si trovano solo labili tracce nei manuali scolastici; dall’Unità d’Italia alla Seconda guerra mondiale, il nostro paese si è comportato esattamente come le altre potenze, con la stessa aggressività, la stessa volontà di rapina, lo stesso complesso di superiorità nei confronti delle popolazioni sottomesse. Un bilancio agghiacciante che basterebbe da solo a cancellare il mito del “bravo italiano”. Mito che ha resistito ben dopo il ‘45 per “autoconsolazione”; oltre che per la necessità di far riacquistare all’Italia sconfitta un nuovo status sul piano internazionale; per l’accanita difesa corporativa messa in atto dai militari dell’epoca (in vigore anche oggi, come denuncia il divieto di distribuzione del film “Il leone del deserto” ); e anche per il sopraggiungere della guerra fredda che rese impensabile la consegna al comunista Tito di criminali di guerra come i generali Roatta o Robotti . Ma Del Boca non è pessimista. A parte il comportamento professionale delle truppe italiane impegnate nelle missioni di peacekeeping degli ultimi vent’anni, c’è anche un esercito che non indossa divise; si tratta di quattro milioni di volontari che ogni giorno s’impegnano in Italia e all’estero nella battaglia contro sofferenze e disagi. Questa sì che è “brava gente”, conclude l’autore, dedicando il libro proprio a loro (Sandro Gerri, il Sole 24ore ).
affronta la materia nel suo recente libro




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22 aprile 2005


Zingari? Rom, Sinti, Kalè.



La persecuzione da parte delle dittature nazifasciste del XX secolo non è che un capitolo della lunga storia di pregiudizi e malversazioni che il popolo Rom, che chiamiamo zingaro, ha subito e subisce. Ancora oggi, in Europa, gli zingari sono considerati un problematico "corpo estraneo" dalle istituzioni prima ancora che dagli abitanti. A dispetto di molte realtà sono definiti nomadi, la cui presenza va rieducata se non scoraggiata. Quello dello zingaro è ancora un cliché al negativo che si riflette nella rappresentazione dei mezzi di comunicazione come nelle politiche amministrative: non concittadini, ma estranei, il cui contatto risulta pericoloso per gli individui e per la società ospitante. Chi studia la realtà sociale europea, segnala che sono proprio gli zingari, oggi, i più esposti al rischio di esclusione, di comportamenti e di azioni xenofobe, razziste e persecutorie. Tutto ciò mentre, senza rinunciare alla propria identità, si sono aperti alla cultura dominante, la nostra, come mai era accaduto prima. In primo luogo perché oggi possono frequentare le nostre scuole, e poi perché anche loro condividono con noi l’immaginario prodotto dalla tv. I tempi sarebbero maturi per tentare di comporre una dicotomia lacerante che accompagna questo popolo da quando è giunto in Europa e che ha raggiunto il suo culmine nella prima metà del Novecento. Favorire questa integrazione tramite la conoscenza e la comprensione delle radici storiche e sociali che hanno prodotto la situazione di oggi, è lo scopo del libro "Il Porrajmos dimenticato. Le persecuzioni di Rom e Sinti in Europa" edito da Opera Nomadi con il contributo dell’Unione comunità Ebraiche Italiane. Un libro corredato da una ricca bibliografia, che ricostruisce il percorso degli zingari europei secondo un’ottica interdisciplinare, e da un DVD-rom multimediale che raccoglie, oltre a un documentario sulla persecuzione in Italia, interviste e testimonianze rilasciate da sopravvissuti e numerosi documenti storici e fotografici. Per ricordare che la nostra civiltà, a sessant’anni dal Porrajmos (termine che indica lo sterminio o, in senso letterale, distruzione) ha il dovere di sorvegliare, di non dimenticare le proprie responsabilità, e soprattutto di avere ben presente che esiste un universo umano degno di rispetto anche dietro all’espressione "zingaro". Un ‘espressione che alla fine, con l’ironia di chi viaggia e conosce, loro stessi hanno imparato ad accettare, anche se preferiscono chiamarsi Sinti, che contiene la radice fonetica della più antica provenienza; o Kalè, in Spagna, che ancora risuona in India. E soprattutto Rom, che non vuol dire nomade ma uomo libero.

In questo 25 aprile – è bene ricordare che nelle milizie partigiane combatterono alcuni rom e sinti insigniti della medaglia d’oro per la Resistenza - a sessant’anni dalla liberazione di Auschwitz, occorrerebbe che la società tutta si interrogasse sulle vicende di quel passato e al rapporto tra i popoli europei e quello zingaro, e su quanto insidiosamente le ideologie di ieri si nascondano in molte critiche e pregiudizi dell’oggi.




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25 febbraio 2005


Il santo Goldstein

Il 25 febbraio 1994 era Ramadan per i paesi musulmani e la festa dei Purim per gli ebrei. Un militare integralista ebreo, Baruch Goldstein, volle consacrare quel giorno a cancellare la profanazione del Nome Santo di Dio. Ricordando le parole con cui il libro biblico di Ester istituisce la festa dei Purim ("I Giudei colpirono tutti i loro nemici, mettendoli a fil di spada, uccidendoli e sterminandoli", Est 9,5), Goldstein, ufficiale dell’esercito, entrò nella sacra Tomba dei Patriarchi nella città santa di Hebron, dove circa cinquecento musulmani erano prostrati per la preghiera canonica. Aprì il fuoco con il suo mitragliatore. I morti furono circa trenta. Immediatamente ucciso dai musulmani presenti, Goldstein è ormai un martire per molti ebrei: sulla lapide funeraria, accanto al suo nome, vi è la scritta "santo". La sua tomba è diventata un vero e proprio mausoleo. Nella sua città (Kiryat Arba) la foto di Goldstein con la stella di Davide sul petto, come la croce sul petto dei crociati, è esposta in molti locali pubblici. Autorevoli rabbini, come Ginzburg e Ariel, scriveranno fervidi elogi del martire di Hebron, morto per la difesa e l’integrità della terra Santa di Israele (da "La mistica della guerra", Dag Tessore).

Proprio dai rabbini più integralisti arriva il maggiore pericolo per lo Stato di Israele. Il rabbino Ido Elba, capo spirituale del movimento dei Vendicatori, ha pubblicato recentemente un libro dal titolo Giurisprudenza dell’uccisione di un gentile , in cui con espressioni simili a quelle usate da papa Urbano II per le crociate in Terra Santa, spiega che l’uccisione di un infedele non è un omicidio, bensì una gloria. Oggi degli molti ebrei integralisti, per lo più rabbini, invocano non solo la ricostruzione, dopo quasi duemila anni, del Tempio di Gerusalemme, ma anche la riedificazione del Sinedrio, per un ritorno all’applicazione integrale della Legge biblica e talmudica, compresa la legislazione penale che, come nell’islam, prevede la fustigazione, la lapidazione, ecc…

Foto di Judah Passow, 2° premio Foto single, World Press Photo 1998)




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