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lucaenoch [ il mondo visto dal mio tavolo ]
 


 

Questo è il weblog personale di Luca Enoch, creatore dei fumetti Sprayliz, Gea e Lilith.

Crebbi incrostato di grafite e arcobalenato di pastelli.
(Chaim Potok, "Il mio nome è Asher Lev")

Ho avuto la fortuna di unire mestiere e passione, che secondo Stendhal equivale alla felicità.
(Roland Barthes)

Le cose che esistono già
non c'è bisogno di disegnarle.
Io ne disegno di nuove
e mi diverto a guardarle.
(Gianni Rodari, "Il pennarello")

Le leggi sono come le ragnatele: abbastanza forti per catturare i deboli,
troppo deboli per trattenere i forti.

(Anacarsi lo Scita)

 Non esiste guerra tanto crudele da non sparire appena si smette di parlarne.
(Stefano Benni - "Spiriti")

La democrazia non è il migliore dei beni, ma il minore dei mali... Temo che ci dobbiamo rassegnare a sostenere che in fondo la dittatura è peggio.
(Norberto Bobbio)

Un uomo è più 'grande' di un altro solo se sale sulle sue spalle.
(Bertold Brecht)

L'esercito americano è il migliore amico degli indiani.
(Generale George Armstrong Custer, ufficiale dell'esercito americano incaricato di perlustrare i territori del West, 1870)

Le parole uccidono più delle pallottole. Ma le pallottole arrivano prima.
Raffaele Cutolo

Con quanti nomi puoi chiamare Dio?
Puoi chiamarlo, se vuoi, in mille maniere:
Dio, Visnu, Ugo, Krisna, Giove, Allah...
Tanto... non ti risponde.

(Corrado Guzzanti)

Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, e sul primo non sono sicuro.
(Albert Einstein)

Volevamo braccia, sono arrivati uomini.
(Max Frisch)

La guerra esiste non solo quando c'è una battaglia, ma quando la battaglia può avere inizio in qualsiasi momento.
(Thomas Hobbes)

Quando ero bambino, ragazzo, credevo in Dio.
Adesso so.
(Carl Gustav Jung)

Tutte le azioni degli Stati che non possono essere rese pubbliche sono ingiuste.
(Lord Acton)

Ormai in Italia siamo alla "legislazione automatica": ogni reato di cui è accusato Berlusconi viene automaticamente cancellato da una legge apposita. Speriamo che prima o poi si faccia una canna.
(Daniele Luttazzi)

Gli uomini hanno solo due sentimenti: arrapato e affamato. Per cui, donne, date un'occhiata al vostro uomo: se non è in erezione, fategli un toast.
(Daniele Luttazzi)

Quando i miei figli erano piccoli, facevo un gioco con loro. Gli davo un rametto ciascuno e dicevo loro di spezzarlo. Non era certo un'impresa difficile. Poi gli davo un mazzetto e gli dicevo di provare con quello. Ovviamente non ci riuscivano. - Quel mazzetto - gli dicevo - quello è la famiglia.
("A Straight Story" - David Lynch)

Pasolini è morto in una maniera intonata non già alla sua vita ma ai pregiudizi e alle convinzioni della società italiana; ossia non per colpa sua ma per colpa degli altri. In altri termini e per dirla con chiarezza definitiva: Pelosi e gli altri come lui sono stati il braccio che ha ucciso Pasolini; ma i mandanti del delitto sono una legione, in pratica l'intera società italiana.
(Alberto Moravia)

E' impossibile svegliare chi fa finta di dormire.
Proverbio navaho

Il nazismo è la forma istituzionale di una paura molto diffusa: la paura dell'altro.
(Luce d'Eramo)

Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società.
(Pier Paolo Pasolini)

Si fa sempre più silenzioso ed alto
il mare degli anni.

(Pier Paolo Pasolini)

Io non vorrei subire un'ingiustizia nè commetterla, ma se dovessi scegliere, preferirei subirla.
(Platone - "Gorgia")

Gesù ha avuto la sfortuna che su quello che ha detto ci hanno costruito sopra una religione.
Josè Saramago

I caporali sono quelli che vogliono essere i capi.
C'è un partito e sono capi, cambia il partito e sono capi.
C'è la pace, la guerra e sono capi.
Io odio i capi come la dittatura, le botte e la malacreanza.
(Totò, "Siamo uomini o caporali?")

Il giusto altro non è che l'utile del più forte.
(Trasimaco)

Io ho molta paura che gli ebrei siano come tutti i diseredati. Quando saranno in cima saranno intolleranti e crudeli come la gente è stata con loro, quando loro erano sotto.
(Harry Truman)

Tutta la società palestinese è una società di sequestrati. E lo siamo anche noi quando, prestando servizio militare, entriamo nelle loro case di notte, a sorpresa e con violenza. Questo è un male e un'ingiustizia a cui tutti partecipiamo.
(Avraham Burg, ex presidente parlamento israeliano)

Io rispetto molto la stupidità umana. E' la sola cosa che mi dia un'idea dell'eternità.
(Voltarie)

L'amore è la risposta.
Ma mentre aspetti la risposta, il sesso fa nascere alcune buone domande.
(Woody Allen)

Per fare il magistrato devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno il magistrato è perché sono antropologicamente divesi dal resto della razza umana.
(Silvio Berlusconi)
 
Spesso ho la sensazione che, alle commemorazioni ufficiali, qualcuno venga per accertarsi che Paolo sia morto davvero.
Perché fa ancora paura, anche da morto.
(Rita Borsellino)
 
Un po' di lavoro, un po' di consumo, un po' di famiglia, un po' di sesso, un po' di calcio, un po' di tv e la vita passa senza fare domande.
(Umberto Galimberti)      
 
Ci sono uomini che lottano un giorno e sono buoni. Ci sono altri uomini che lottano un anno e sono migliori. Ci sono uomini che lottano molti anni e sono molto buoni, ma ci sono uomini che lottano tutta la vita: quelli sono indispensabili.
(Bertolt Brecht)  
Ho sciupato il tempo, e ora il tempo sciupa me.
(W.Shakespeare, "Riccardo II")
 
Come diceva Zarathustra: nella vita, che tu cammini e ti muovi, o siedi e aspetti, prima o poi uno stronzo lo incontri.
(Paolo Rossi)
 
Si possono ingannare poche persone per molto tempo o molte persone per poco tempo. Ma non si possono ingannare molte persone per molto tempo.
(Abramo Lincoln)
 
Finestre, finestre, finestre! Sennò prevalgono i muri.
(Marco Paolini)
 
Che siate uomini o donne, voi siete membri l'uno dell'altro. Ognuno è l'amico, il guardiano e il protettore dell'altro.
(il Corano)
 
La storia sarà buona con me perché sarò io a scriverla.
(Winston Churchill)
 
Con la mafia bisogna convivere.
(Pietro Lunardi, ministro dei trasporti, II governo Berlusconi)
 
Queste frasi mi fanno molto piacere, perché mi danno il senso della grande devozione, del grande rispetto che questa gente ha per i morti. Un ministro che dice "Con la mafia bisogna convivere", dà dell'idiota a tutti coloro che sono morti e che con la mafia non hanno voluto convivere.
(Andrea Camilleri)
 
Solo i morti hanno visto la fine della guerra.
(Platone)

Io ho fatto questo, dice la mia memoria.
Io non posso aver fatto questo, dice il mio orgoglio.
Alla fine, è la memoria ad arrendersi.

(Nietzsche)    

La Bibbia contiene 6 ammonimenti a omosessuali e 362 a eterosessuali. Questo non significa che Dio non ami gli eterosessuali ma solo che questi hanno bisogno di una maggiore supervisione.
(Lynn Lavner)
 
Nella vita solo una volta si ama, le altre si ricama.
(Aldo Busi)
 
La fantasia è come la marmellata, bisogna spalmarla su un solido pezzo di pane.
(Gore Vidal)
 
Guarda: dal mare escono / Nuovi pesciolini. Anzi, no, / sono bambini. Una lunga fila / bagnata, affamata. / L'Europa sbadiglia sazia, seccata.
(Vivian Lamarque)

 
"Il funzionario pubblico onesto presto comprende che, se vuol combattere i soliti onorevoli usi a trescare colle cosche mafiose, dovrà intanto essere esposto alle trame e alle calunnie che si ordiranno contro di lui a Roma. E se non riesce, sarà addossata a lui la responsabilità dell'insuccesso".
(Gaetano Mosca - "Che cos'è la Mafia", 1900)

Il sonno della ragione genera chiostri.
(Ellekappa)

Libertà d'espressione è dire quello che la gente non vuole sentirsi dire.
(George Orwell)

Uccidere è proibito, quindi tutti gli assassini vengono puniti, a meno che non uccidano su larga scala e al suono delle trombe.
(Voltaire)

Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti,descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l' unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri.
(Joseph Pulitzer)

Chi ci priva della libertà in nome della sicurezza, non si merita nessuna delle due cose, nè la libertà, nè la sicurezza.
(Henry Adams)

L'unico requisito necessario affinchè il male si diffonda, è che le persone per bene non facciano nulla.
(Edmond Burke)

Berlusconi in poco tempo ha detto che evadere le tasse è morale, che i giudici sono disturbati mentali e che gli italiani devono trovarsi un lavoro in nero. E sono cose che ha detto in pubblico. Ora mi chiedo: se in pubblico dice queste cose, quando si vede da solo con Previti, cosa si dicono?
(Maurizio Crozza, Ballarò)

Quando la nostra Unità di strada esce per le vie di Genova percorrendo sul nostro pulmino le zone a rischio, ci portiamo dietro, oltre ai materiali informativi, anche preservativi e siringhe. A nostro modo siamo Chiesa anche noi. Noi poveri. Noi che distribuiamo preservativi per evitare altre sofferenze, altre morti.
(Don Andrea Gallo)

Nessuno si libera da solo.
Nessuno libera un altro.
Ci si libera tutti insieme.
(Paulo Freire)

Se una cosa la vuoi, una strada la trovi.
Se una cosa non la vuoi, una scusa la trovi.
(Proverbio africano)

Un'opera d'arte non è un essere vivente che cammina o corre, è la creazione di una vita che fa scaturire una reazione.
Per alcuni è un miracolo della mano dell'uomo.
Per alcuni è un miracolo della mente.
Per qualcuno è un miracolo della tecnica.
Per qualcuno conta quanto sia reale.
Per qualcuno conta quanto sia trascendente.
E' come la Quinta Sinfonia: suggerisce un sentimento che riconosce solo chi l'ha provato almeno una volta e lo sta ricercando.
Lo conosce ma vuole risentirlo.
Lo conosce ma vuole rivederlo.
Un'opera d'arte rivela che la natura non può fare ciò che fa l'uomo.
(Louis Khan, architetto)

Quando sarò vecchia, pagherò i giovani per amarmi. Perché di tutte le cose l'amore è la più dolce, la più viva e la più sensata. Non importa quale sia il prezzo.
(Francoise Sagan)

La Resistenza, opera di una minoranza, è stata usata dalla maggioranza degli italiani per sentirsi esonerati dal dovere di fare fino in fondo i conti col proprio passato.
(Rosario Romeo)

Noi italiani abbiamo perduto una guerra, e l'abbiamo perduta tutti, anche coloro che l'hanno deprecata (...) anche coloro che sono stati perseguitati dal regime che l'ha dichiarata.
(Benedetto Croce)

Chi può davvero sapere? Chi può affermare certezze? Da dove viene il Creato? Forse si è formato da solo, o forse no. Colui che osserva dall'alto dei cieli, solo lui sa. O forse non sa affatto.
(Rigveda)

La gangia rende gli uomini più buoni
Le canne sono meglio dei cannoni.
(Ricky Gianco)

La paura, sopra ogni cosa, produce Dei nel mondo.
(Walter Burket, "Creazione del Sacro")

La mano che riceve sta sempre sotto a quella che da.
(Proverbio africano)
Fino ad oggi nessuno è stato capace di indovinare l'animo di un uomo passandogli semplicemente accanto; se si potesse, la gente non farebbe altro che urlare per le strade.
(Cornell Woolrich, "Appuntamenti in nero")

Non vedo la ragione per cui un paese debba diventare comunista a causa dell'irresponsabilità del suo popolo.
(Henry Kissinger)

Già si intravede la pace. E' come un grande buio che cala, è l'inizio dell'oblio.
(Marguerite Duras)

Le tre leggi fondamentali della "Percezione del Progresso":
1 - Tutto quello che si trova nel mondo alla tua nascita è dato per scontato.
2 - Tutto quello che viene inventato tra la tua nascita e i tuoi trent'anni è incredibilmente eccitante e creativo e se hai fortuna puoi costruirci sopra la tua carriera.
3 - Tutto quello che viene inventato dopo i tuoi trent'anni è un'offesa all'ordine naturale delle cose, è l'inizio della fine della civiltà e solo dopo essere stato in circolazione per almeno dieci anni torna a essere abbastanza normale.
(Douglas Adams)

Voglio che vi ricordiate che nessun bastardo ha mai vinto la guerra morendo per la sua patria. Vinci la guerra se obblighi l'altro povero bastardo a morire per la sua.
(Generale Patton)

Io non posso concepire un Dio che ricompensa e punisce le sue creature, e che esercita una volontà simile a quella che noi sperimentiamo su noi stessi. Nè so immaginarmi e desiderare un individuo che sopravviva alla sua morte fisica: lasciamo che di tali idee si nutrano, per paura o per egoismo, le anime fiacche. A me basta il mistero della vita, la coscienza e il presentimento della mirabile struttura del mondo in cui viviamo, insieme con lo sforzo incessante per comprendere una particella, per piccola che sia, della Ragione che si manifesta nella natura.
(Albert Einstein)

La felicità compensa in altezza quello che le manca in lunghezza.
(Robert Frost)

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

(Edoardo Sanguineti)

Una persona di talento colpisce un bersaglio che nessun altro può colpire. Una persona di genio colpisce un bersaglio che nessun altro riesce a vedere.
(Arthur Schopenhauer)
 
Non c'è mai stato nulla di più assurdo e chimerico dell'astrologia. A disonore di questa, si dovrà eternamente dire che vi sono stati uomini così furbi da ingannare gli altri con il pretesto che conoscevano le cose del cielo, e uomini così sciocchi da dar credito ai primi.
(Pierre Bayle, 1682)
 
Piuttosto che diventare fascista, meglio essere un maiale.
(Porco Rosso, Hayao Miyazaki)

 


15 settembre 2013


La Ballerina Gialla



Questa bellissima foto ha vinto l'edizione 2013 del British Wildlife Photography Award, nella categoria del comportamento animale. Una ballerina gialla attacca il suo riflesso in un specchietto retrovisore. L'immagine conferma il vecchio adagio che si dovrebbe sempre portare una macchina fotografica con sè, possibilmente preimpostata a un'elevata velocità dell'otturatore.




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24 novembre 2005


Meet the world


Icaro Dòria
, giovane redattore del periodico portoghese “Grande Reportagem” e João Roque della FCB Publicidade, un’agenzia di Lisbona, con la campagna Meet the world, hanno ideato un modo immediato e originale per visualizzare le statistiche. In ogni bandiera che vedete sopra, la superficie occupata da ciascun colore indica la percentuale relativa a uno specifico dato sulla base delle stime tratte dai siti web della Nazioni Unite e di Amnesty International. Certo, le bandiere non sono precise fino all’ultimo centimetro quadrato (per eccesso o per difetto), ma hanno l’inestimabile pregio di mettere in  luce gli squilibri del mondo in un colpo d’occhio. La campagna ha già fatto il giro del web, accompagnata da una storiella: l’ideatore sarebbe stato  tale Charung Gollar, che avrebbe presentato le bandiere come simboli dei principali problemi del mondo in occasione di un meeting dell’ONU. E per questo sarebbe stato candidato al Nobel per il marketing politico. Come in tutte le leggende metropolitane che si rispettano, non esiste nessun Charung Gollar, né tantomeno un Nobel del genere. Resta, invece, il valore di un messaggio semplice e impressionante (Marco Cattaneo, Le Scienze).
Così la bandiera dell’Angola mostra col colore rosso la percentuale di persone infettate dall’HIV, col nero quelle infettate dalla malaria e col giallo le persone che hanno accesso alle cure mediche. La bandiera del Burkina Faso indica col rosso la percentuale di bambini che muoiono prima di un anno di età; col verde i bambini che muoiono prima dei tre anni e col giallo i bambini che raggiungono la maturità. La bandiera della Somalia indica col blu la percentuale di donne che subiscono mutilazione genitale e con ilbianco le donne che non la subiscono. Infine la bandiera degli Usa indica col rosso la percentuale di persone a favore della guerra in Iraq, col bianco quelle contrarie e con il blu le persone che non sanno dove l’Iraq si trovi.




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25 aprile 2005


Benedetto papa...


Con l’elezione di Joseph Ratzinger a papa, la chiesa cattolica non sembra voler entrare nel ventunesimo secolo. Se Ratzinger si ispirerà alle dichiarazioni che ha fatto finora, il suo pontificato rischia di esasperare le tensioni religiose e culturali in tutto il mondo. Joseph Ratzinger è quello che, per conto di Giovanni Paolo II, ha adottato posizioni intransigenti su molti temi. Nel 2003 ha condannato il riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso, sostenendo che bisognava "evitare di esporre i giovani a idee sbagliate sulla sessualità e il matrimonio". Bollando queste unioni come la "legalizzazione del male". È passato poi a condannare le adozioni da parte di genitori gay, sostenendo che equivalgono a "una violenza sui bambini". Intanto partiva all’offensiva contro quei sacerdoti e teologi che deviano dal retto cammino. Risale alla metà degli anni ottanta il suo giro di vite contro la teologia della liberazione latinoamericana, considerata troppo vicina al marxismo. È sempre lui a revocare l’autorizzazione all’insegnamento al reverendo Charles Curran della Catholic University di Washington, colpevole di aver messo in discussione il divieto a usare il contraccettivo. Nel 2000 ha inferto un duro colpo al dialogo con le altre chiese cristiane pubblicando la dichiarazione Dominus Jesus, in cui sostiene che "solo nella chiesa cattolica si trova la salvezza eterna". Sulle questioni che dividono la chiesa nessuno è più estremista del nuovo papa. Nella sua severa omelia all’apertura del conclave, con cui ha dichiarato guerra alla modernità, al liberalismo, alla libertà di pensiero e di coscienza, ha addirittura alzato i toni. Nel 1977 Ratzinger e il Vaticano hanno ribadito il divieto del sacerdozio per le donne. L’anno scorso il nuovo papa ha guidato l’attacco contro il "femminismo radicale": ha accusato alcune donne di aver messo in discussione "la struttura naturale della famiglia, che prevede due genitori, una madre e un padre" e di aver reso così "equivalenti l’eterosessualità e l’omosessualità". In un epoca in cui l’economia, la scienza e le tecnologie mettono in comunicazione il pianeta, Ratzinger ha consigliato all’Europa di ripiegarsi su se stessa e si è opposto all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea, sostenendo che "rappresenta un continente diverso e in contrasto con l’Europa". E ha descritto il multiculturalismo come "una rinuncia a se stessi". Egli ha una raffinata cultura teologica, ma alla domanda di dialogo interno alla chiesa risponde mettendo a tacere quelli che non la pensano come lui. Le sue idee sul ruolo subordinato delle donne nella chiesa e nella società, l’emarginazione degli omosessuali (una volta ha detto che la violenza nei loro confronti è inevitabile, se continuano a chiedere più diritti), il divieto a ogni atto sessuale che non comporti la deposizione del seme in un utero fertile e l’inammissibilità di un dialogo franco con le altre religioni, lo rendono più conservatore del papa che lo ha preceduto. Ma in politica può succedere che i cosiddetti "falchi" si dimostrino i più adatti a concludere accordi di pace e a imporre i cambiamenti. Chissà… Benedetto XVI avrà il coraggio –come si chiede il kenyota Daily Nation - di accettare il preservativo come mezzo per sconfiggere la minaccia dell’AIDS?




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7 marzo 2005


Esportare la Democrazia

Vignetta di Mr.Fish, Harper's, USA.




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13 gennaio 2005


Iraq e tsunami

I media americani si sono gettati sullo tsunami asiatico con tutta la efferatezza degli animali feroci in una cella frigorifera. I giornali e le immagini alla televisione straripano di cadaveri che galleggiano alla deriva, di carcasse straziate sparse lungo la spiaggia e di bambini dai corpi rigonfi che giacciono in fila. Ogni aspetto della sofferenza viene analizzato e scandagliato minuziosamente attraverso la lente rapace dei media. Questo è l'aspetto in cui la stampa occidentale dà il meglio di sé: l'atmosfera celebrativa della catastrofe umana. La passione che questa nutre per la miseria è superata solo dalla sua sete di profitti.

Dov'era questa "stampa libera" in Iraq quando il numero di morti saliva vertiginosamente a 100.000? Finora, non abbiamo visto niente della devastazione di Falluja, dove più di 6.000 persone sono state uccise e dove i cadaveri sono rimasti allineati lungo le strade della città per settimane intere. La morte è meno fotogenica in Iraq? Ted Koppel non ha forse commentato, proprio qualche giorno fa, che i media stavano limitando la copertura riservata all’Iraq in segno di delicatezza nei confronti di un pubblico facilmente impressionabile? Non ha forse ribadito ancora una volta il mantra secondo cui filmare gli iracheni morti sarebbe stato "di cattivo gusto" e il pubblico americano sarebbe stato disgustato da quelle immagini? Ebbene, sembra che Koppel e gli altri abbiano rapidamente cambiato rotta. Lo tsunami si è trasformato in un frenetico resoconto 24-ore-su-24 della strage e della catastrofe, in cui la miseria umana è stata esplorata nei suoi particolari più raccapriccianti. Mettiamola così, la tragedia fa bene agli affari. Quando si tratta dell’Iraq, tuttavia, l'intero paradigma si riallinea ai parametri iniziali. I morti e le persone mutilate vengono scrupolosamente nascosti alla vista altrui, e nessuna emittente televisiva oserebbe mostrare le immagini di un marine morto e neppure di un cittadino iracheno menomato da un missile vagante statunitense. Tutto questo potrebbe minacciare gli scopi patriottici della nostra missione: portare la democrazia tra queste popolazioni e condurle all'interno del sistema economico globale. Inoltre, se l’Iraq fosse trattato come lo tsunami, il sostegno dell'opinione pubblica si esaurirebbe ben presto, e gli americani sarebbero costretti a comprare il petrolio invece di estrarlo con la minaccia delle proprie armi. Quale vantaggio ne deriverebbe? Sembra che i media abbiano ragione: la strage in Iraq è diversa da quella in Tailandia, Indonesia o India. Il massacro iracheno fa parte di un progetto più' ampio: un piano mirato alla conquista, alla sottomissione e al furto di risorse vitali, che costituiscono le basi fondamentali per il mantenimento del privilegio dei bianchi nel prossimo secolo. Il conflitto iracheno fornisce un esempio di come i mezzi di informazione siano governati dal programma politico dei padroni. I media filtrano le notizie in base alle necessità degli investitori, cestinando le immagini (come quelle dei soldati americani) che non giovano ai loro programmi. In questo modo, le informazioni possono essere impacchettate nell'involucro dottrinale più adatto e più utile agli interessi delle corporation. Si tratta di escludere in maniera selettiva tutto ciò che possa compromettere i ben più ampi interessi imperiali. La possibilità di trattare lo tsunami in Asia permette ai media da un lato di solleticare il gusto del pubblico per la tragedia e dall'altro di alimentare la macabra angoscia con la sciagura. Entrambe le tendenze rappresentano un affronto ad un giornalismo onesto e all'impegno coscienzioso nei confronti di una cittadinanza informata. La disparità di trattamento (dell’Iraq e dello tsunami) mette in luce un'industria sull'orlo del collasso. I mezzi di informazione di proprietà privata, al giorno d'oggi, sono capaci di insabbiare una storia e, contemporaneamente, di manipolarne un'altra allo scopo di gonfiare le cifre. E così sfruttano la sofferenza degli asiatici, da un lato, ignorando la sofferenza degli iracheni, dall'altro. Ma nemmeno questo ci avvicina alla verità: è semplicemente impossibile ricavare una visione del mondo coerente dai fornitori di detergenti e cibo per cani. Sono più concentrati sulla creazione di un ambiente idoneo al consumismo che sullo sforzo di comunicare un resoconto oggettivo degli eventi (Mike Whitney, Znet).

Nell’immagine tratta da Fahrenheit 9/11 di Michael Moore, un bambino iracheno vittima dei bombardamenti di precisione americani. Una delle immagini più soft…




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10 gennaio 2005


Private


Da anni non si vedeva un film di un esordiente italiano tanto bello e coraggioso come questo Private di Saverio Costanzo, finalmente in uscita nelle sale dal 14 gennaio, dopo aver trionfato l’estate scorsa al festival di Locarno. Un’opera sorprendente per maturità e forza espressiva in un regista nemmeno trentenne con alle spalle una carriera di documentarista. Anche Private doveva essere un documentario sulla vita assurda di palestinesi e israeliani nella striscia di Gaza. È diventato finzione per l’impossibilità di girare nella zona di guerra. Così l’autore ha deciso di ripiegare su un film ed è stata una fortuna per noi spettatori. La storia è paradossale come sa essere soltanto la realtà. È la vicenda, ispirata a un caso vero, di una famiglia palestinese che ha la sventura di abitare in una casa sul preciso confine fra un insediamento arabo e una colonia ebraica. L’esercito israeliano decide di occupare la casa e farne una base di operazioni. Il capofamiglia, Mohammad, un professore di inglese, viene confinato al piano terreno con la moglie e i figli. Il primo piano diventa una caserma. La guerra che entra in casa trasforma una stanza in un bunker, la cucina in un presidio, una scala in un confine inviolabile, un armadio in un punto di spionaggio. Ma stravolge anche le coscienze della famiglia che la abita. Mohammad Bakri, che interpreta il capofamiglia, è un autentico genio della recitazione ma è nato in una colonia ed è una star solo in Palestina. La forza di Private non risiede però soltanto nel protagonista. Intorno alla resistenza umana del padre alla guerra, si muove un microcosmo dove i ruoli, in apparenza scontati, vengono rovesciati di continuo. È notevole la capacità di cambiare la prospettiva, minare le solide convenzioni che circondano la questione palestinese e in generale il cosiddetto scontro di civiltà. Il monolitico mondo arabo, come siamo abituati a vederlo ormai in Occidente, qui non esiste. Basta entrare nel cuore di una sola famiglia per capire che il mondo arabo è composto di tanti mondi e modi diversi di concepire il rapporto con l’altro, la guerra, l’Occidente. Fra gli stessi soldati israeliani, brutali per necessità, s’allunga col tempo l’ombra del dubbio, una malinconica vergogna. La speranza è che Private non sia destinato al culto di pochi. È uno dei pochi film italiani da non perdere. Molto più che un gioiellino confezionato per la cerchia dei cinefili. Un grande racconto, denso di emozione, dal ritmo inesorabile come un thriller.

Così scrive Curzio Maltese, sul Venerdì di Repubblica, e io sottoscrivo in pieno la sua entusiastica recensione. Vidi Private durante la panoramica dei film di Venezia e Locarno, qualche mese fa, senza neppure sapere che Saverio Costanzo fosse il figlio del Costanzo nazionale. Non so come sarà la versione doppiata, ma quella originale - con i palestinesi che parlano in arabo, i soldati in ebraico ed entrambi in inglese, come lingua franca - era davvero efficace. Il finale, aperto e drammatico, sta lì ha dimostrare come, a dispetto della buona volontà di entrambe le parti, sia l’Occupazione stessa col suo cieco meccanismo repressivo a essere la principale generatrice di violenza.




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1 dicembre 2004


Muri

L’altro può essere il nostro nemico, il nostro dio o il nostro interlocutore. L’umanità è sempre stata di fronte a queste tre scelte. E ogni volta che ha scelto la guerra ha sbagliato. Si può scegliere il duello, il conflitto, la guerra. Di eventi del genere conservano memoria gli archivi, i campi battaglia, i resti di rovine sparse nel mondo intero. Sono testimonianze della sconfitta dell’uomo, della sua incapacità – o non volontà – di intendersi con gli altri. Come i muri in questa foto: il muro dell’apartheid israeliana in Cisgiordania; la linea verde turca che taglia in due Cipro; i muri che separano la minoranza serba dagli albanesi in Kosovo; il muro di Berlino e le mura del quartiere cattolico di Falls Road a Belfast (Ryszard Kapuscinski. Foto Magnum/Contrasto; L’Oeil Public/Grazia Neri).




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16 ottobre 2004


L'eroe imperiale

Arriva sugli schermi italiani Hero, dopo aver battuto record d’incassi in tutto il mondo; trionfo delle arti marziali, gioia visiva per i paesaggi grandiosi, film d’azione allo stesso tempo onirico e surreale, con il più ricco budget nella storia del cinema asiatico. È anche un caso politico: perché sia in Cina che in America ha sedotto il pubblico con un’ideologia autoritaria e neoimperiale. Il film si ispira alla Storia vera, quella che ogni scolaro cinese impara alle elementari. È la vicenda di Ying Zheng, nato 2.263 anni fa, re dello Stato di Qin in un’epoca in cui il paese era diviso fra sette signori della guerra. Nell’anno 221 prima di Cristo Ying Zheng sconfigge le sei dinastie rivali, unifica per la prima volta l’immenso territorio che da allora prende il nome da Qin (si pronuncia "cin"), fonda la nazione cinese dandole una lingua, una moneta, un sistema legale e dà inizio alla costruzione della Grande Muraglia. Per raggiungere il suo scopo Ying non arretra davanti a massacri e distruzioni. È celebre per aver fatto uccidere 460 intellettuali sotterrandoli vivi dopo un gigantesco autodafé, episodio che nei manuali scolastici è intitolato "il rogo dei libri e la sepoltura dei maestri confuciani". Il film si situa mentre ancora il re di Qin combatte contro le dinastie rivali ed è nel mirino di tre pericolosi assassini, Spada Spezzata, Cielo e Neve Volante. Il misterioso guerriero Senza Nome riesce a far fuori i tre killer e viene convocato dal sovrano per essere premiato. Ma l’eroe viene smascherato. Anche lui complottava per uccidere il re. Anziché realizzare la sua missione si arrende: si inchina alla ragion di Stato. È il sovrano ad avere l’ultima parola: "se vengo eliminato, sarà il trionfo dei signori della guerra, quindi i combattimenti non finiranno mai e a soffrire sarà il popolo; io uso la violenza per sconfiggere la violenza, per creare ordine". In fondo il vero eroe è lui, che si rassegna a spargere il sangue altrui per un fine nobile. È la legittimazione dell’ordine imperiale, della stabilità ottenuta attraverso il dispiegamento degli eserciti. Le vittime umane sono un prezzo da pagare per fermare il caos.

Il messaggio non è difficile da decifrare ma se per caso qualcuno non lo avesse capito, l’attore Tony Leung (Spada Spezzata) nella conferenza stampa di Hero a Pechino si espresse così: "Condivido i valori di pace e umanità di questo film. Per esempio, durante gli incidenti del 4 giugno (questa è la definizione ufficiale della protesta di piazza Tienanmen) io non partecipai alle manifestazioni perché ciò che fece il governo cinese era giusto: mantenere la stabilità, nell’interesse generale e per il bene di tutti". Con Hero il regista Zhang Yimou conclude la sua parabola politica, da cineasta critico e censurato a star del regime: il governo lo ha già adottato da tempo affidandogli la regia dei documentari per promuovere la vittoriosa candidatura di Pechino e Shanghai per le prossime Olimpiadi e l’Expo Universale. Intanto il messaggio neoimperiale di Hero è piaciuto in America quanto in Cina (F.Rampini, La Repubblica).




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4 ottobre 2004


Telecom e il mahatma

È da un po’ che passa in televisione lo spot per la nuova campagna istituzionale della Telecom, quello con Gandhi che parla in mondovisione. Molto bello; ben fatto, bella regia – Spike Lee, mica paglia! – molto coinvolgente. Ma alla fine lascia un retrogusto strano in bocca. Non si tratta solo del fatto che viene usata una figura storica che non può dare il suo benestare, per promuovere il marchio di un’azienda. C’è un fondo di ipocrisia nel messaggio che questo spot veicola. La tecnologia delle comunicazioni, soprattutto quella più sofisticata, non è mai stata a disposizione gratuitamente per nessuno. Si paga, e cara. Se all’epoca del mahatma fossero esistite le possibilità comunicative che vengono mostrate nello spot, con tutta probabilità non sarebbe stato il pacifico e squattrinato vecchierello indiano a usufruirne, ma qualche suo contemporaneo più facoltoso e, come testimonial, meno presentabile.




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21 settembre 2004


I tre stati della malinconia

I bambini di Beslan hanno tanti fratellini. Altri bambini, vittime come loro di una guerra senza più regole né pietà. Una guerra che a molti ha chiuso per sempre gli occhi, ad altri li ha violentemente spalancati. Dai loro sguardi, privati di ogni traccia di infanzia, emerge con la forza dello scandalo una guerra vista ad altezza di bambino. In tragica coincidenza con il massacro dell’Ossezia, è stato presentato alla Mostra del cinema di Venezia The 3 Rooms of Melancholia, film documento della finlandese Pirjo Honkasalo, che testimonia le terribili ferite inferte dall’odio nei cuori di quei piccoli. Russi o ceceni, poco conta. Sempre bambini. Diviso in tre "stanze", ciascuna uno stato d’animo, il film - incomprensibilmente non in concorso - comincia nell’Accademia militare di Kronstadt, dove si istruiscono bambini soldati russi, prosegue a Grozny, con i bimbi ceceni che giocano alla guerra tra le macerie, randagi in strada con i cani, e si conclude in un campo profughi dell’Inguscezia, la più piccola delle repubbliche russe, confinante con la Cecenia, dove un gruppo di orfani ha trovato una casa e una madre, Hadizat Gataeva, dal cuore grande abbastanza per tutti. Luoghi dimenticati da Dio/Allah, dove quello che resta di "umano", si trova nell’occhio umido di un cavallo, o in quello di una pecora pronta a essere sgozzata dal mullah, che con il suo sangue sporcherà le fronti dei piccoli ceceni portati ad assistere al sacrificio. Un segno di sangue, presagio di destini violenti. Come quello di Aslan, 11 anni, biondo, la cui scheda dice: trovato d’inverno in una scatola di cartone, ha subìto più volte abusi sessuali da parte dei soldati russi. Aslan è russo, ma lui: "Sono ceceno e musulmano", ripete. E va in moschea a pregare, a cercare un’altra identità, meno inaccettabile. Come quello di Adam, anni 12, ceceno, il padre ucciso in guerra, la madre impazzita ha cercato di buttarlo giù dal nono piano. E’ fortunato Adam. E’ finito nella casa-comunità di Hadizat, dove trova anche qualche carezza da quella donna straordinaria che ha raccolto pure Milana, stuprata a 12 anni da soldati russi, aborto al settimo mese. Ora che di anni ne ha 19, la faccia stanca come quella di una donna matura, Milana ha il coraggio di pregare e piangere: "Dio ascoltami, preservami dal male, salvami dalla vergogna". Eppure sono proprio quelle lacrime, quello stare insieme tra perduti sotto uno stesso tetto, l’impagabile carta in più che i piccoli ceceni hanno rispetto ai coetanei russi. Il mare di ghiacci che circonda l’isola di Kronstadt, di fronte a San Pietroburgo, rispecchia il clima dell’Accademia militare voluta da Putin per raccogliere 600 tra bambini di strada e orfani della guerra cecena, tra i 9 e i 17 anni, da allevare nella più rigida disciplina, secondo la tradizione zarista. Lì la sveglia suona prima dell’alba, si dà del "lei" anche ai più piccoli, e tutti sono costretti in rigide palandrane e colbacchi a marciare a passo dell’oca, a salutare con la manina tesa sulla tempia, a imbracciare pesanti fucili per imparare a sparare, a uccidere. Il dito di Popov, 11 anni, madre alcolista, senza padre, fatica a ricaricare l’arma. Infine, il clac. "Il cadetto Popov ha eseguito l’ordine!", sentenzia l’istruttore. "Cara mamma, mi manchi tanto", scrive prima d’addormentarsi Tolmechev, 12 anni, alla madre soldatessa in Cecenia. E alla mamma, chi ancora ne ha una, alla nonna, a un qualsiasi parente, i bambini telefonano ogni tanto dalla caserma. "Quando verrai a prendermi? Ho un permesso!". Messaggi brevi. "Chi troppo parla al telefono fa il gioco di chi ti sta spiando", avverte un cartello nella cabina. Eppure, qualcuno scrive poesie: "Nella mia anima tutto è cupo/ Le nubi coprono la mia vita"... "Librarsi in cielo/ Lo desidero, lo desidero, lo desidero/ Ma nessuno mi capisce". Tre anni ha dovuto attendere Pirjo Honkasalo per ottenere dalle autorità russe i visti per le riprese. "Dopo l’11 settembre ogni cosa è cambiata, siamo riusciti a finire il film solo grazie a qualcuno che ha rischiato per aiutarci - racconta -. Quello che è successo in Ossezia credo sia opera di un terrorismo internazionale che però trova adesioni in una popolazione decisa a combattere fino all’ultima persona per l’indipendenza". Purtroppo, aggiunge, "la Cecenia da un lato è diventata un ottimo business per gli ufficiali che trafficano armi e droga, dall’altro è la guerra privata di Putin. Che sa reagire come gli è stato insegnato. Un uomo del Kgb resta tale anche se, come diciamo noi in Finlandia, lo friggete nel burro". (Giuseppina Manin, Corriere della Sera )

Foto di Stanley Greene, Usa, Agence Vu. 1° premio reportage World Press Photo 2004. Un corpo è stato frettolosamente ritirato al coperto, dopo un'esplosione a Grozny nel gennaio del 1995.




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