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lucaenoch [ il mondo visto dal mio tavolo ]
 


 

Questo è il weblog personale di Luca Enoch, creatore dei fumetti Sprayliz, Gea e Lilith.

Crebbi incrostato di grafite e arcobalenato di pastelli.
(Chaim Potok, "Il mio nome è Asher Lev")

Ho avuto la fortuna di unire mestiere e passione, che secondo Stendhal equivale alla felicità.
(Roland Barthes)

Le cose che esistono già
non c'è bisogno di disegnarle.
Io ne disegno di nuove
e mi diverto a guardarle.
(Gianni Rodari, "Il pennarello")

Le leggi sono come le ragnatele: abbastanza forti per catturare i deboli,
troppo deboli per trattenere i forti.

(Anacarsi lo Scita)

 Non esiste guerra tanto crudele da non sparire appena si smette di parlarne.
(Stefano Benni - "Spiriti")

La democrazia non è il migliore dei beni, ma il minore dei mali... Temo che ci dobbiamo rassegnare a sostenere che in fondo la dittatura è peggio.
(Norberto Bobbio)

Un uomo è più 'grande' di un altro solo se sale sulle sue spalle.
(Bertold Brecht)

L'esercito americano è il migliore amico degli indiani.
(Generale George Armstrong Custer, ufficiale dell'esercito americano incaricato di perlustrare i territori del West, 1870)

Le parole uccidono più delle pallottole. Ma le pallottole arrivano prima.
Raffaele Cutolo

Con quanti nomi puoi chiamare Dio?
Puoi chiamarlo, se vuoi, in mille maniere:
Dio, Visnu, Ugo, Krisna, Giove, Allah...
Tanto... non ti risponde.

(Corrado Guzzanti)

Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, e sul primo non sono sicuro.
(Albert Einstein)

Volevamo braccia, sono arrivati uomini.
(Max Frisch)

La guerra esiste non solo quando c'è una battaglia, ma quando la battaglia può avere inizio in qualsiasi momento.
(Thomas Hobbes)

Quando ero bambino, ragazzo, credevo in Dio.
Adesso so.
(Carl Gustav Jung)

Tutte le azioni degli Stati che non possono essere rese pubbliche sono ingiuste.
(Lord Acton)

Ormai in Italia siamo alla "legislazione automatica": ogni reato di cui è accusato Berlusconi viene automaticamente cancellato da una legge apposita. Speriamo che prima o poi si faccia una canna.
(Daniele Luttazzi)

Gli uomini hanno solo due sentimenti: arrapato e affamato. Per cui, donne, date un'occhiata al vostro uomo: se non è in erezione, fategli un toast.
(Daniele Luttazzi)

Quando i miei figli erano piccoli, facevo un gioco con loro. Gli davo un rametto ciascuno e dicevo loro di spezzarlo. Non era certo un'impresa difficile. Poi gli davo un mazzetto e gli dicevo di provare con quello. Ovviamente non ci riuscivano. - Quel mazzetto - gli dicevo - quello è la famiglia.
("A Straight Story" - David Lynch)

Pasolini è morto in una maniera intonata non già alla sua vita ma ai pregiudizi e alle convinzioni della società italiana; ossia non per colpa sua ma per colpa degli altri. In altri termini e per dirla con chiarezza definitiva: Pelosi e gli altri come lui sono stati il braccio che ha ucciso Pasolini; ma i mandanti del delitto sono una legione, in pratica l'intera società italiana.
(Alberto Moravia)

E' impossibile svegliare chi fa finta di dormire.
Proverbio navaho

Il nazismo è la forma istituzionale di una paura molto diffusa: la paura dell'altro.
(Luce d'Eramo)

Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società.
(Pier Paolo Pasolini)

Si fa sempre più silenzioso ed alto
il mare degli anni.

(Pier Paolo Pasolini)

Io non vorrei subire un'ingiustizia nè commetterla, ma se dovessi scegliere, preferirei subirla.
(Platone - "Gorgia")

Gesù ha avuto la sfortuna che su quello che ha detto ci hanno costruito sopra una religione.
Josè Saramago

I caporali sono quelli che vogliono essere i capi.
C'è un partito e sono capi, cambia il partito e sono capi.
C'è la pace, la guerra e sono capi.
Io odio i capi come la dittatura, le botte e la malacreanza.
(Totò, "Siamo uomini o caporali?")

Il giusto altro non è che l'utile del più forte.
(Trasimaco)

Io ho molta paura che gli ebrei siano come tutti i diseredati. Quando saranno in cima saranno intolleranti e crudeli come la gente è stata con loro, quando loro erano sotto.
(Harry Truman)

Tutta la società palestinese è una società di sequestrati. E lo siamo anche noi quando, prestando servizio militare, entriamo nelle loro case di notte, a sorpresa e con violenza. Questo è un male e un'ingiustizia a cui tutti partecipiamo.
(Avraham Burg, ex presidente parlamento israeliano)

Io rispetto molto la stupidità umana. E' la sola cosa che mi dia un'idea dell'eternità.
(Voltarie)

L'amore è la risposta.
Ma mentre aspetti la risposta, il sesso fa nascere alcune buone domande.
(Woody Allen)

Per fare il magistrato devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno il magistrato è perché sono antropologicamente divesi dal resto della razza umana.
(Silvio Berlusconi)
 
Spesso ho la sensazione che, alle commemorazioni ufficiali, qualcuno venga per accertarsi che Paolo sia morto davvero.
Perché fa ancora paura, anche da morto.
(Rita Borsellino)
 
Un po' di lavoro, un po' di consumo, un po' di famiglia, un po' di sesso, un po' di calcio, un po' di tv e la vita passa senza fare domande.
(Umberto Galimberti)      
 
Ci sono uomini che lottano un giorno e sono buoni. Ci sono altri uomini che lottano un anno e sono migliori. Ci sono uomini che lottano molti anni e sono molto buoni, ma ci sono uomini che lottano tutta la vita: quelli sono indispensabili.
(Bertolt Brecht)  
Ho sciupato il tempo, e ora il tempo sciupa me.
(W.Shakespeare, "Riccardo II")
 
Come diceva Zarathustra: nella vita, che tu cammini e ti muovi, o siedi e aspetti, prima o poi uno stronzo lo incontri.
(Paolo Rossi)
 
Si possono ingannare poche persone per molto tempo o molte persone per poco tempo. Ma non si possono ingannare molte persone per molto tempo.
(Abramo Lincoln)
 
Finestre, finestre, finestre! Sennò prevalgono i muri.
(Marco Paolini)
 
Che siate uomini o donne, voi siete membri l'uno dell'altro. Ognuno è l'amico, il guardiano e il protettore dell'altro.
(il Corano)
 
La storia sarà buona con me perché sarò io a scriverla.
(Winston Churchill)
 
Con la mafia bisogna convivere.
(Pietro Lunardi, ministro dei trasporti, II governo Berlusconi)
 
Queste frasi mi fanno molto piacere, perché mi danno il senso della grande devozione, del grande rispetto che questa gente ha per i morti. Un ministro che dice "Con la mafia bisogna convivere", dà dell'idiota a tutti coloro che sono morti e che con la mafia non hanno voluto convivere.
(Andrea Camilleri)
 
Solo i morti hanno visto la fine della guerra.
(Platone)

Io ho fatto questo, dice la mia memoria.
Io non posso aver fatto questo, dice il mio orgoglio.
Alla fine, è la memoria ad arrendersi.

(Nietzsche)    

La Bibbia contiene 6 ammonimenti a omosessuali e 362 a eterosessuali. Questo non significa che Dio non ami gli eterosessuali ma solo che questi hanno bisogno di una maggiore supervisione.
(Lynn Lavner)
 
Nella vita solo una volta si ama, le altre si ricama.
(Aldo Busi)
 
La fantasia è come la marmellata, bisogna spalmarla su un solido pezzo di pane.
(Gore Vidal)
 
Guarda: dal mare escono / Nuovi pesciolini. Anzi, no, / sono bambini. Una lunga fila / bagnata, affamata. / L'Europa sbadiglia sazia, seccata.
(Vivian Lamarque)

 
"Il funzionario pubblico onesto presto comprende che, se vuol combattere i soliti onorevoli usi a trescare colle cosche mafiose, dovrà intanto essere esposto alle trame e alle calunnie che si ordiranno contro di lui a Roma. E se non riesce, sarà addossata a lui la responsabilità dell'insuccesso".
(Gaetano Mosca - "Che cos'è la Mafia", 1900)

Il sonno della ragione genera chiostri.
(Ellekappa)

Libertà d'espressione è dire quello che la gente non vuole sentirsi dire.
(George Orwell)

Uccidere è proibito, quindi tutti gli assassini vengono puniti, a meno che non uccidano su larga scala e al suono delle trombe.
(Voltaire)

Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti,descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l' unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri.
(Joseph Pulitzer)

Chi ci priva della libertà in nome della sicurezza, non si merita nessuna delle due cose, nè la libertà, nè la sicurezza.
(Henry Adams)

L'unico requisito necessario affinchè il male si diffonda, è che le persone per bene non facciano nulla.
(Edmond Burke)

Berlusconi in poco tempo ha detto che evadere le tasse è morale, che i giudici sono disturbati mentali e che gli italiani devono trovarsi un lavoro in nero. E sono cose che ha detto in pubblico. Ora mi chiedo: se in pubblico dice queste cose, quando si vede da solo con Previti, cosa si dicono?
(Maurizio Crozza, Ballarò)

Quando la nostra Unità di strada esce per le vie di Genova percorrendo sul nostro pulmino le zone a rischio, ci portiamo dietro, oltre ai materiali informativi, anche preservativi e siringhe. A nostro modo siamo Chiesa anche noi. Noi poveri. Noi che distribuiamo preservativi per evitare altre sofferenze, altre morti.
(Don Andrea Gallo)

Nessuno si libera da solo.
Nessuno libera un altro.
Ci si libera tutti insieme.
(Paulo Freire)

Se una cosa la vuoi, una strada la trovi.
Se una cosa non la vuoi, una scusa la trovi.
(Proverbio africano)

Un'opera d'arte non è un essere vivente che cammina o corre, è la creazione di una vita che fa scaturire una reazione.
Per alcuni è un miracolo della mano dell'uomo.
Per alcuni è un miracolo della mente.
Per qualcuno è un miracolo della tecnica.
Per qualcuno conta quanto sia reale.
Per qualcuno conta quanto sia trascendente.
E' come la Quinta Sinfonia: suggerisce un sentimento che riconosce solo chi l'ha provato almeno una volta e lo sta ricercando.
Lo conosce ma vuole risentirlo.
Lo conosce ma vuole rivederlo.
Un'opera d'arte rivela che la natura non può fare ciò che fa l'uomo.
(Louis Khan, architetto)

Quando sarò vecchia, pagherò i giovani per amarmi. Perché di tutte le cose l'amore è la più dolce, la più viva e la più sensata. Non importa quale sia il prezzo.
(Francoise Sagan)

La Resistenza, opera di una minoranza, è stata usata dalla maggioranza degli italiani per sentirsi esonerati dal dovere di fare fino in fondo i conti col proprio passato.
(Rosario Romeo)

Noi italiani abbiamo perduto una guerra, e l'abbiamo perduta tutti, anche coloro che l'hanno deprecata (...) anche coloro che sono stati perseguitati dal regime che l'ha dichiarata.
(Benedetto Croce)

Chi può davvero sapere? Chi può affermare certezze? Da dove viene il Creato? Forse si è formato da solo, o forse no. Colui che osserva dall'alto dei cieli, solo lui sa. O forse non sa affatto.
(Rigveda)

La gangia rende gli uomini più buoni
Le canne sono meglio dei cannoni.
(Ricky Gianco)

La paura, sopra ogni cosa, produce Dei nel mondo.
(Walter Burket, "Creazione del Sacro")

La mano che riceve sta sempre sotto a quella che da.
(Proverbio africano)
Fino ad oggi nessuno è stato capace di indovinare l'animo di un uomo passandogli semplicemente accanto; se si potesse, la gente non farebbe altro che urlare per le strade.
(Cornell Woolrich, "Appuntamenti in nero")

Non vedo la ragione per cui un paese debba diventare comunista a causa dell'irresponsabilità del suo popolo.
(Henry Kissinger)

Già si intravede la pace. E' come un grande buio che cala, è l'inizio dell'oblio.
(Marguerite Duras)

Le tre leggi fondamentali della "Percezione del Progresso":
1 - Tutto quello che si trova nel mondo alla tua nascita è dato per scontato.
2 - Tutto quello che viene inventato tra la tua nascita e i tuoi trent'anni è incredibilmente eccitante e creativo e se hai fortuna puoi costruirci sopra la tua carriera.
3 - Tutto quello che viene inventato dopo i tuoi trent'anni è un'offesa all'ordine naturale delle cose, è l'inizio della fine della civiltà e solo dopo essere stato in circolazione per almeno dieci anni torna a essere abbastanza normale.
(Douglas Adams)

Voglio che vi ricordiate che nessun bastardo ha mai vinto la guerra morendo per la sua patria. Vinci la guerra se obblighi l'altro povero bastardo a morire per la sua.
(Generale Patton)

Io non posso concepire un Dio che ricompensa e punisce le sue creature, e che esercita una volontà simile a quella che noi sperimentiamo su noi stessi. Nè so immaginarmi e desiderare un individuo che sopravviva alla sua morte fisica: lasciamo che di tali idee si nutrano, per paura o per egoismo, le anime fiacche. A me basta il mistero della vita, la coscienza e il presentimento della mirabile struttura del mondo in cui viviamo, insieme con lo sforzo incessante per comprendere una particella, per piccola che sia, della Ragione che si manifesta nella natura.
(Albert Einstein)

La felicità compensa in altezza quello che le manca in lunghezza.
(Robert Frost)

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

(Edoardo Sanguineti)

Una persona di talento colpisce un bersaglio che nessun altro può colpire. Una persona di genio colpisce un bersaglio che nessun altro riesce a vedere.
(Arthur Schopenhauer)
 
Non c'è mai stato nulla di più assurdo e chimerico dell'astrologia. A disonore di questa, si dovrà eternamente dire che vi sono stati uomini così furbi da ingannare gli altri con il pretesto che conoscevano le cose del cielo, e uomini così sciocchi da dar credito ai primi.
(Pierre Bayle, 1682)
 
Piuttosto che diventare fascista, meglio essere un maiale.
(Porco Rosso, Hayao Miyazaki)

 


19 agosto 2014


La retorica degli scudi umani

Per quanto “precisi e chirurgici”, i bombardamenti nelle aree urbane e i combattimenti nelle città sono delle trappole mortali per i civili – scrivono Nicola Perugini e Neve Gordon - ma nel momento in qui gli Stati hi-tech uccidono centinaia, se non migliaia di civili, sono tenuti a fornire una giustificazione etica delle loro azioni per salvare la loro reputazione davanti alla comunità internazionale. È in questo contesto che vanno analizzate le immagini diffuse dall'esercito israeliano attraverso Twitter, Facebook e i blog. L'immagine con la scritta “Dov'è che i terroristi di Gaza nascondono le armi?” è un ottimo esempio. Il messaggio di fondo è chiaro: le case, le moschee, gli ospedali e le scuole sono bersagli legittimi perché sono anche depositi di armi. Poi c'è il manifesto “Quando una casa è davvero una casa?” che si limita a ingrandire una dettaglio della precedente immagine per mostrare che i palestinesi nascondono razzi nella abitazioni private. La logica è disarmante: se Hamas nasconde armi nelle case (azione illegittima), Israele può bombardarla (azione legittima). Secondo questo ragionamento, una singola funzione (nascondere le armi) cancella tutte le altre (ospitare una famiglia o fornire rifugio). La domanda “quand'è che una casa diventa un bersaglio militare legittimo?” è puramente retorica. In realtà il messaggio è “Tutte le case di Gaza sono bersagli legittimi”, perché tutte le case potrebbero non essere solo case. In un'altra immagine diffusa dall'esercito israeliano si legge: “Israele usa le armi per proteggere i civili, Hamas usa i civili per proteggere le armi”: un modo per dipingere i palestinesi come barbari che ignorano le regole di base del diritto internazionale. Inoltre ciò fornisce a Israele una giustificazione morale contro l'accusa di uccidere i civili. Le presunte violazioni dei diritti umani dei palestinesi da parte di altri palestinesi (che prendono ostaggi e usano scudi umani) diventano la legittimazione della violenza indiscriminata di Israele. Quando tutti i civili sono potenziali scudi umani e quando ogni singolo civile può essere considerato ostaggio del nemico, allora tutti i civili nemici possono essere uccisi. Per rendere più convincenti le sue argomentazioni, l'esercito israeliano ignora la totale asimmetria del conflitto: gli abitanti della Striscia di Gaza sono bombardati da aerei all'avanguardia e da droni, ma non hanno rifugi dove scappare e non possono lasciare il paese. Gli Abitanti di Israele, invece, sono bombardati da razzi artigianali , molti dei quali sono intercettati dal sistema di difesa Iron Dome. La maggior parte della popolazione israeliana può nascondersi nei rifugi o spostarsi in zone che sono fuori dalla portata dei razzi. Il nocciolo della questione è semplice: nei conflitti asimmetrici del mondo contemporaneo i deboli non hanno molte alternative. In mancanza di rifugi, le persone restano a casa durante i bombardamenti. I palestinesi della Striscia di Gaza non possono scappare perché i valichi di frontiera sono chiusi, perché anche le case dei vicini sono dei bersagli e perché chi è già un profugo non vuole diventarlo due volte. Quindi restano dove sono.


Nicola Perugini insegna all'Al Quds Bard human rights program di Gerusalemme.

Neve Gordon è un docente universitario israeliano. Ha scritto Israel's occupation (University di California Press 2008)




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26 febbraio 2014


Lo stato di guerra

Per me gli anni della guerra avevano coinciso prima con l’infanzia, poi con l’inizio della maturità e della presa di coscienza. Ero convinto che non la pace, ma la guerra fosse la condizione naturale, anzi l’unico modo di vivere; che l’esilio, la fame, la paura, le incursioni, gli incendi, i rastrellamenti, le esecuzioni, la menzogna, il frastuono, il disprezzo e l’odio fossero l’ordine naturale delle cose, l’essenza stessa della vita. Quando, di colpo, i cannoni tacquero, le bombe smisero di esplodere e subentrò il silenzio, restai perplesso, senza sapere come interpretarlo. Un adulto probabilmente l’avrebbe commentato dicendo: “L’inferno è finito, finalmente ritorna la pace”. Ma io ero troppo piccolo per ricordare cosa fosse la pace; quando finì la guerra, conoscevo solo l’inferno.

Questo brano di Ryszard Kapuscinski, scrittore e giornalista, che usai all'epoca in "Gea", mi è tornato in mente dopo aver visto questa formidabile foto di Bulent Kilic dei recenti scontri di piazza a Kiev. L'immagine mostra con terribile chiarezza con quanta facilità anche le nostre ordinate e civili città possono traformarsi in campi di battaglia e come non sia uno scenario apocalittico pensare a nuove generazioni di bambini e ragazzi che conoscono solo lo stato di guerra.




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18 maggio 2010


Omicidi collaterali.



Tutti siamo consapevoli degli orrori della guerra. Anche chi non ne ha vissuta una sa che è una barbarie. Eppure chiunque abbia a disposizione diciassette minuti e quaranta secondi - scrive Giovanni De Mauro su Internazionale - dovrebbe andare su Collateral Murders e guardare il video girato il 12 luglio 2007 da un elicottero Apache statunitense durante un'azione alla periferia di Baghdad. Nelle immagini si vede un gruppo di civili iracheni. Tra loro c'è un fotografo della Reuters. I militari pensano che il suo teleobiettivo sia un'arma. Dall'elicottero cominciano a sparare e uccidono undici persone. La potenza di fuoco è spaventosa, ma è ancora più spaventoso sentire i militari ridacchiare quando un blindato in ricognizione passa sopra il corpo di una delle vittime. Nell'attacco restano feriti anche due bambini. "E' colpa loro se li portano in guerra", dirà uno dei soldati americani dopo essersi accorto da averli colpiti.
Interpellati dalla Reuters, i militari hanno sempre sostenuto di aver attaccato un gruppo di "forze ostili" e di non sapere come sia morto il fotografo nè di come siano rimasti feriti i bambini.
Le immagini, invece, dimostrano il contrario. 




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14 gennaio 2009


Ad alta voce.



La sera del 27 dicembre, a poche ore dall’inizio degli attacchi aerei su Gaza, lo scrittore inglese John  Berger ha spedito questa e-mail: “Siamo spettatori dell’ultimo capitolo del conflitto tra Israele e i palestinesi, cominciato sessant’anni fa. Sulla complessità di questo tragico conflitto sono state pronunciate miliardi di parole, in difesa di una parte e dell’altra. Ma oggi, con gli attacchi su Gaza, è diventato chiaro a tutti qual è il calcolo che in modo nascosto è stato sempre presente: la morte di un israeliano giustifica l’uccisione di centinaia di palestinesi. Lo ripetono il governo israeliano e quasi tutti i mezzi di informazione del mondo. È un’affermazione profondamente razzista, che ha accompagnato e giustificato la più lunga occupazione  di un territorio straniero nel ventesimo secolo.  Che gli ebrei debbano accettarlo, che il mondo debba consentirlo e che i palestinesi debbano subirlo è uno strano scherzo della storia. Ma non c’è niente da ridere. Possiamo invece respingerlo, e ad alta voce” (Internazionale).


Nella foto, il funerale di Lama Hamdan, 4 anni, nel cimitero di Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza. Lama e la sorella sono state uccise mentre si trovavano per strada durante un bombardamento.


Intanto, gli israeliani si autoassolvono, scaricando la colpa sulle vittime:

Come si sentono gli israeliani quando la loro artiglieria colpisce una scuola gestita dalle Nazioni Unite, uccidendo decine di persone? La risposta - scrive il Jerusalem Post - è che siamo profondamente scossi, afflitti e angosciati per la terribile perdita di vite umane. Ma non ci sentiamo colpevoli. Siamo arrabbiati con Hamas per averci costretto alla guerra, per usare i civili di Gaza come scudi umani e - ultimo oltraggio - per avere trasformato un luogo dove la gente aveva cercato rifugio in un deposito d'armi. Per parafrasare Golda Meir, forse verrà un giorno in cui perdoneremo gli arabi per aver ucciso i nostri figli, "ma sarà molto difficile perdonargli per averci costretto a uccidere i loro".

Autoassoluzione che spiana la strada verso future e "necessarie" stragi.




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9 gennaio 2009


Lettera dalla Cisgiordania


E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di  concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la  differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l'elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto il resto?

E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, legittimo diritto di autodifesa. La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili - e d'altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all'angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? Se l'obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas. Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas.

E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente come potrebbero mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? Sfilate qui, delegazione dopo delegazione. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete no, sarebbe antisemita.

Ma chi è più antisemita? Chi ha viziato Israele passo a passo per sessant'anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati? No, non è antisemitismo, ma l'esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra. Tutto questo si chiama solo apartheid - e genocidio. La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio il suono di queste esplosioni. Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?

(Mustafah Barghouti, medico, fondatore del Palestinian Medical Relief e della Palestinian National Initiative - Ramallah, 27 dicembre 2008)




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17 marzo 2007


24: apologia della tortura


Se Jack Bauer, il protagonista della serie statunitense 24, vuole far confessare un sospetto terrorista, non ci pensa due volte: lo manda subito nella stanza delle torture. Jack, a capo di un'unità speciale governativa, non ha tempo da perdere. Se il suo uomo non confessa, basta collegarlo a degli elettrodi per convincerlo con le cattive. La serie, che va in onda dal 2002, ha suscitato molte proteste da parte dei gruppi che si battono per i diritti umani, anche se 24 non è l'unico programma incriminato. Dall'11 settembre - scrive il giornalista Pascal Petit su Internazionale - nella tv statunitense le scene di violenza e di tortura sono aumentate, legittimando episodi "reali" come gli abusi filmati ad Abu Grahib o i maltrattamenti dei prigionieri di Guantanamo. I protagonisti della serie sotto accusa dichiarano di ricorrere alla tortura in nome della sicurezza nazionale e della giustizia. Si presentano come campioni del bene, costretti a usare ogni mezzo contro i terroristi. Il risultato è una vera e propria giustificazione della brutalità che va in scena nelle fasce di maggiore ascolto. Secondo il Parents Television Council, un'associazione di genitori americani, dal 2002 al 2005 le scene di violenza fisica in tv sono quadruplicate. E il contributo maggiore a questo fenomeno lo ha dato proprio 24.




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4 settembre 2006


Tu non sei un torturatore.


Lo svegli pungolandolo con la canna del fucile. Lui non dice nulla, rimane lì in attesa, tremando, con indosso solo le sue mutande. Gli dai una tuta arancione. Lui la indossa. Gli ammanetti i polsi, quindi le caviglie. Scarponi pesanti per i suoi piedi, tappi nelle orecchie e un cappuccio in testa. Avvolgi le sue mani con del tessuto pesante e lo fissi per bene con del nastro adesivo. Non dice niente ma il suo respiro è irregolare. Lo spingi con la schiena contro un muro, mentre portano una sedia per te. Lui rimane in piedi, tu ti siedi. Dopo circa un’ora, ti portano del caffè. Quando lui si accascia, tu lo spingi rudemente ancora contro il muro. Se si accascia troppo di frequente, tu gli appoggi la canna della pistola contro la gola esposta. Lui può sentirla. Si rimette in piedi obbediente. Alla quinta ora, mentre tu stai pranzando, lui si orina addosso. Tu puoi vedere l’orina che satura la tuta.

Accendi le violente luci nella sua cella. Dopo due ore le spegni. Continui così – accese, spente, accese, spente – a intervalli irregolari. Lui ti chiede che ore sono. Non glielo dici. Qualche volta gli servi due pranzi a due ore di distanza. Qualche altra volta aspetti otto ore tra un pranzo e l’altro. Lui continua a chiedere che ore sono. Tu non glielo dici. Lui chiede una coperta. Non gliela dai. Lui chiede di vedere la sua famiglia. Tu non rispondi. Chiede di vedere un magistrato. Tu non rispondi.

Quando si rifiuta di mangiare, lo leghi sulla sedia di contenimento per l’alimentazione forzata. Quando si vomita addosso, gli fai levare i vestiti e lo fai sdraiare sul pavimento con la faccia nel suo vomito. Quando non rimane perfettamente fermo o fa qualche rumore, tu fai uscire i cani. Quando tenta di coprirsi, tu fai venire una guardia donna a sbeffeggiarlo e insultarlo; lasci che lei si metta a cavalcioni su di lui e insulti sua madre e sua nonna, chiamandole puttane. Quando non collabora o è insubordinato, gli metti un guinzaglio e gli fai indossare biancheria femminile. Quando si addormenta, lo investi con assordante musica rock. Quando chiede di andare in bagno, lo fai aspettare fino a che se la fa addosso e poi lo costringi a rotolare sui suoi escrementi e gli scatti delle foto.

Tu e il tuo gruppo fate questo per dodici, sedici, venti ore di seguito.

Al quindicesimo giorno, lo leghi a un piano inclinato, con la testa in basso e i piedi in alto. Gli spieghi che sta per essere giustiziato. Lui piagnucola. Gli immergi la testa in un barile pieno di acqua ghiacciata, mentre lui balbetta incoerentemente e strattona i legacci. Stai molto attento che non affoghi, ma lo porti il più vicino possibile al limite dell’annegamento prima di risollevarlo. Lui sviene diverse volte. Ogni volta, tu lo fai rinvenire e quindi lo immergi nuovamente. Tu lo fai ancora, e ancora. Lui comincia a confessare impossibili e insensati complotti. Ti chiede di ucciderlo. Ti chiede di lasciare che si uccida. Non fai niente di tutto questo. Ti domandi quanto tempo ci vorrà prima che cominci a darti informazioni di qualche utilità.

Tu puoi fare molto a una persona – puoi perfino distruggere un uomo – senza lasciargli neppure un segno addosso. I torturatori hanno le loro tecniche, tu hai le tue. Soffocamento, sfruttamento delle fobie, posizioni stressanti, deprivazione sensoriale – tu puoi fare ognuna di queste cose e ancora non sei un torturatore. Quindi non preoccuparti. Non sarai giudicato responsabile. Non sarai punito. Tu non sei un torturatore. Non secondo i tuoi superiori. Non secondo i tuoi leader.

Ma fai attenzione: la Storia – così come le tue vittime – potrebbe giudicarti più severamente.

( Adbusters, maggio/giungo 2006)




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29 luglio 2006




Talleyrand non si sbagliava quando diceva che “la guerra è un affare troppo serio per lasciarlo in mano a dei generali” –scrive il pacifista israeliano Uri Avnery. La mentalità dei generali è per sua natura orientata alla forza, semplicistica, unidirezionale. Si basa sulla convinzione che i problemi si possano risolvere con la forza. E se non funziona, con più forza. Tutto ciò è ben illustrato da come è stata pianificata e condotta questa guerra. Si sono basati sull’assunto che se noi imponiamo sofferenze terribili alla popolazione libanese, questa insorgerà chiedendo l’espulsioni di hezbollah . Una cognizione minima della psicologia si massa suggerirebbe il contrario. L’uccisione di centinaia di civili libanesi, appartenenti a tutte le comunità etnico religiose, l’aver fatto della vita altrui un inferno, la distruzione delle infrastrutture civili libanesi, solleverà tempeste di furia e odio, ma contro Israele, non contro hezbollah . Il risultato finale sarà il rafforzamento di hezbollah, non soltanto oggi, ma per gli anni a venire. Forse sarà il principale risultato di questa guerra, più importante di qualsiasi vittoria militare. E non soltanto in Libano, ma in tutto il mondo arabo e musulmano. Di fronte agli orrori mostrati in tv e tramite internet, anche l’opinione pubblica sta cambiando. Ciò che veniva visto come l’inizio di una risposta giustificata dalla cattura di due soldati adesso sembra l’azione barbarica di una macchina da guerra tra le più brute. Migliaia di mailing list hanno messo in circolazione una orribile serie di foto di bambini mutilati. In coda, una macabra foto: allegri bimbetti israeliani che scrivono “saluti” sui missili in procinto di essere lanciati. Anni di occupazione militare nei Territori palestinesi hanno causato un estremi intorpidimento nei confronti delle vite umane. L’uccisione di dieci, venti palestinesi al giorno, e fra questi donne e bambini, come accade in questi giorni a Gaza, non scuote nessuno. Non fa neanche notizia. Gradualmente non si sentono più neanche le espressioni più trite, come “Ci dispiace… non volevamo… siamo l’esercito più morale al mondo…” e così via. Questo intorpidimento si svela anche in Libano. Ufficiali dell’aviazione, sereni e tranquilli, siedono di fronte alle cineprese e parlano di “gruppi di bersagli” come se non si trattasse neanche più di esseri viventi. Ultimamente, la parola più in voga fra i generali è “polverizzare”: li stiamo polverizzando, i palazzi vengono polverizzati, la gente viene polverizzata. L’intorpidimento morale si trasformerà in un grave danno politico. Soltanto uno stupido può ignorare la morale, perché alla fine essa si prenderà sempre la sua rivincita. C’è soltanto una cosa certa di questa guerra: non ne verrà niente di buono. Se c’erano speranze nel passato che il Libano arrivasse un giorno a stabilizzarsi, privando hezbollah del proprio pretesto alla militarizzazione, ecco che adesso abbiamo fornito al Partito di Dio la giustificazione perfetta: Israele distrugge il Libano e soltanto hezbollah sta difendendo il paese. E non importa quanto durerà questa guerra e con quali risultati: il fatto che qualche migliaio di guerriglieri hanno tenuto testa all’esercito israeliano per due settimane resterà fermamente impresso nella coscienza di milioni di arabi e musulmani. Non ne verrà niente di buono, da questa guerra, non per Israele, né per il Libano né per la Palestina. E il “Nuovo Medio Oriente” che ne verrà sarà il peggiore posto in cui vivere.

Nella foto di Ghaith Abdul-Ahad (Getty Images/Laura Ronchi) un bambino libanese piange accanto alla madre, gravemente ferita, dopo che un aereo israeliano ha colpito il furgone in cui stava fuggendo insieme al resto della famiglia. L'ordine di sgombero era stato dato dall'esercito israeliano. A questo link le foto di una famiglia meno "fortunata"; non per cuori sensibili.




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19 luglio 2006




È il 21 giugno. Una famiglia palestinese è a tavola. Arriva un missile. Poi un altro. Il racconto di Gideon Levy , sul quotidiano israeliano Ha’aretz.

Si erano seduti al tavolo per pranzare: Fatma, sua figlia Farah di due anni, il figlio Khaled di un anno, il fratello di Fatma, il dottor Zakariya Ahmed, la nuora di lui, Shayma, incinta di nove mesi, e la nonna di 78 anni. Una riunione di famiglia a Khan Yunis in onore dello zio, che era tornato dall’Arabia Saudita da sei giorni. A un tratto si sente una forte esplosione. Fatma prende il figlio più piccolo e cerca un riparo. Ma c’è un’altra esplosione: il secondo missile lanciato dal pilota dell’aviazione israeliana sfonda il soffito ed entra direttamente nella sala da pranzo. Fatma, che è incinta di tre mesi, è uccisa sul colpo. Muore anche suo fratello Ahmed. Shamya ha un aborto spontaneo. Farah subisce lesioni non gravi e il più piccolo, Khaled, è gravemente ferito alla testa. Solo la nonna resta illesa. L’ambulanza ci mette un po’ ad arrivare. È stato l’ultimo pranzo della famiglia Wahba. I Wahba avevano cercato per anni di avere un figlio. Si erano sottoposti al trattamento contro l’infertilità a Gaza. Finalmente, due anni e mezzo fa, era nata Farah, e un anno dopo Khaled.

Alle quattro e mezzo circa di quel pomeriggio Mohammed Wahba stava accompagnando con il suo taxi la famiglia alla spiaggia di Rafah quando la radio ha trasmesso la notizia di un nuovo tentativo di assassinio mirato; un’insegnante di 36 anni, incinta, era rimasta uccisa. Per un attimo il suo cuore si è fermato. A Khan Yunis, che lui sapesse, di insegnanti incinta di nome Fatma ce n’era una sola: sua cognata. Ha chiamato un parente che lavora all’ospedale, confermando i suoi timori. La famiglia colpita era proprio quella del fratello. Khaled era in condizioni critiche per una grave emorragia cerebrale. Grazie all’intervento di un amico di famiglia, un americano che ha abitato per anni nel campo profughi di Shabura e che ha telefonato dagli Stati Uniti, è stato possibile trasferire Khaled all’ospedale di Tel Aviv. L’organizzazione Light to the Nations , una fondazione statunitense, si è accollata le spese. Non l’hanno fatto né le forze armate né il ministero della difesa israeliani. Le condizioni di Khaled sono subito state definite disperate ma alla famiglia è stato detto che il bambino doveva essere riportato a Gaza. Il consigliere del ministro della difesa non ha neppure risposto alla richiesta avanzata da Medici per i diritti umani di non trasferire Khaled.

Il portavoce delle forze armate israeliani (Fid) ha dichiarato quanto segue: “L’attacco del 21 giungo era diretto contro una cellula terroristica pronta a commettere un attentato, ed è stato compiuto poco tempo dopo due precedenti attacchi aerei in cui, per vari motivi, sono stati colpiti dei civili palestinesi estranei all’attentato. Si è cercato di mettere in pratica gli insegnamenti tratti dai precedenti interventi, tra cui lo sforzo di evitare che dei civili si trovino nella zona a rischio. Tuttavia, per motivi non ancora del tutto chiariti, uno dei due missili ha mancato il bersaglio. Per effetto di tale deviazione è stata colpita un’abitazione situata a decine di metri dal bersaglio, occupata da civili palestinesi. Va fatto notare che il metodo seguito dalle Fid in queste missioni si è dimostrato, negli anni, preciso e prudente. (…) Malauguratamente, in occasioni di combattimenti del genere, possono verificarsi incidenti in cui rimangono colpiti civili innocenti. Ce ne rammarichiamo, e tuttavia la responsabilità appartiene per intero alle organizzazioni terroristiche e alla leadership dell’Autorità Nazionale Palestinese, che non fa niente per fermarle. Al termine delle indagini in corso sull’incidente, i risultati saranno presentati al capo di stato maggiore”.

Khaled è morto il 10 luglio 2006.




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10 gennaio 2006


Torturare cambia


Prima del'11 settembre, per la grande maggioranza degli statunitensi, l'idea che l'uso della tortura fosse normale era incompatibile con i valori che il loro paese incarnava. Oggi non è più così. La realtà è che militari statunitensi e agenti della CIA hanno fatto un uso sistematico della tortura almeno da quando le forze Usa sono entrate in Afganistan. È ormai certo, per esempio, che almeno cento prigionieri sospettati di appartenere ad al Qaeda, ai taliban o al partito Baath sono morti sotto interrogatorio in carceri ufficiali o segreti. E che la tortura è diventata una politica avallata dal governo statunitense sia sul terreno sia a Camp Delta, il campo di prigionia americano nella baia di Guantanamo, a Cuba. Gli argomenti usati per smentire le accuse equivalgono a implicite ammissioni. Infatti la tesi di Washington non è che i prigionieri non siano stati e non siano tuttora maltrattati, ma che questi abusi non si possano definire torture. La definizione di questi maltrattamenti è, in realtà, molto ampia: comprende la deprivazione sensoriale, il legare i prigionieri e appenderli in posizioni estreme, e infine il cosiddetto waterboarding. Nel waterboarding, la testa del prigioniero viene ripetutamente immersa nel'acqua e tenuta così fino a un istante prima dell'annegamento. Secondo la definizione della Convenzione internazionale sulla tortura, si può chiamare tale solo un trattamento che ha per esito la morte o lesioni permanenti e invalidanti. Quindi il waterboarding, o pratiche anche peggiori, sono solo "trattamenti crudeli, disumani e degradanti", secondo la definizione dell'articolo 3 comune alle convenzioni di Ginevra. Ma gli Stati Uniti hanno firmato l'articolo 3 con riserva. Qual è il senso della riserva? Che su questo punto non si ritenevano vincolati dal diritto internazionale, ma dalle loro leggi nazionali. In ogni caso i sospetti terroristi non hanno diritto né alle tutele previste dalle convenzioni di Ginevra (in quanto non sono combattenti "legittimi"), né a quelle della costituzione americana, perché quegli emendamenti non riguardano “stranieri catturati e detenuti all'estero in tempo di guerra”. Insomma, i sospetti non hanno diritti, salvo quello di non essere torturati secondo i parametri fissati dall'amministrazione Bush per definire la tortura. Questo disprezzo per le "dignitose opinioni del genere umano" – parole di Thomas Jefferson – ha contraddistinto l'amministrazione Bush fin dal suo insediamento. "Mi spiace davvero che gli europei si oppongano", mi ha detto di recente una persona vicina all'amministrazione, "ma noi abbiamo ragione, e abbiamo il potere". La ridefinizione della tortura, decisa per poter continuare a praticarla, ha condotto questa concezione unilaterale del mondo (e del ruolo dell'America) a livelli ancora più estremi. Siamo di fronte a una trasformazione profonda. Ma forse non così sorprendente, in un’America il cui presidente continua a dirsi convinto che la teoria del "disegno intelligente" – cioè il creazionismo mascherato – dovrebbe essere presa in maggior considerazione.
L'articolo completo del giornalista americano David Rieff lo trovate su Internazionale.
Il disegno è del pittore colombiano Fernando Botero.




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